Accanto ai nomi di Tramonte e Formiggini, che abbiano analizzato in precedenti articoli, spicca quello di Giordano Muratori, che deve esser considerato, al pari dei precedenti, il fondatore dell’implantologia scientifica e razionale, non solo italiana ma anche mondiale. Nel 1962 furono da lui presentate le viti “cave”, che costituirono un perfezionamento di quelle ideate da Formiggini nella forma, nella struttura e nella tecnica chirurgica. È giusto, pertanto, analizzare la sua vita e le sue opere.
Muratori nacque a Bologna nel 1925 e ivi morì nel 1997.
Si laureò in medicina e chirurgia nel 1951 nell’ateneo della sua città natale, dove conseguì in seguito la specializzazione in odontoiatria e protesi dentaria e qualche anno più tardi la libera docenza in storia della medicina.
Dedicatosi sin quasi da subito alla nascente branca dell’implantologia, apportò contributi notevoli e molto originali, fra i quali spicca la vite sopracitata; bisogna tuttavia ricordare che è stato però ideatore di diversi tipi di impianti e sostenitore dell’“implantologia multi-tipo” (detta anche successivamente “unica implantologia”), affermando la necessità di utilizzare dispositivi diversi a seconda della differente qualità dell’osso e della zona in cui posizionare l’impianto. Scrisse numerosissimi articoli, anche divulgativi, volti a sfatare pregiudizi e falsità sulla “nuova” disciplina, e diversi volumi dedicati all’implantoprotesi, fra i quali spicca “L’impianto endoosseo a sovrastruttura rimovibile e fissa” (Edizioni Cadmos, 1969) (fig. 2).

Nella prefazione di tale volume affermò, fra l’altro: “È, quello dell’implantologia, un campo altrettanto affascinante quanto ricco di trabocchetti. È affascinante perché la materia è ancora giovane e ci pone tanti piccoli e grandi problemi che dobbiamo cercare di risolvere molto spesso senza l’ausilio dell’esperienza altrui o di Istituti e Laboratori appositamente attrezzati: è questo uno stimolo alla lotta, un mezzo efficace per restare attivi. I trabocchetti consistono nell’apparente facilità di alcuni metodi, specie di quelli endoossei, cosa questa che ci può indurre a sottovalutare certe situazioni, introdurre una vite in un osso, via, non è poi tanto difficile! La realtà invece è un’altra: quella apparentemente facile operazione richiede, prima e dopo la sua esecuzione, il rispetto di due regole fondamentali: l’indicazione o meno all’impianto e la corretta esecuzione della protesi, condizioni da rispettare assolutamente se non si vuole che un impianto, anche se bene eseguito, si risolva in un insuccesso. Non tenere conto delle controindicazioni, infatti (generali o locali), può far sì che l’impianto non trovi un terreno adatto a sopportarlo, mentre una protesi non adatta ad un impianto inevitabilmente lo traumatizzerà fino a provocarne l’espulsione.”
Concetti, questi, assolutamente da tenere come indispensabili e validi ancora al giorno d’oggi.
Altro volume di fondamentale importanza fu “L’Implantologia orale multi-tipo”, pubblicato nel 1972, in cui vengono esposti vari nuovi concetti di questa disciplina, quale quello dell’“isotopia implantare”, vale a dire l’inserimento di un numero di impianti quanto più vicino ai denti da reintegrare.
Uno dei suoi più grandi meriti, però, fu quello di aver fondato il G.I.S.I. (Gruppo Italiano Studi Implantari), dando così un notevole impulso alla scuola italiana di implantologia.
Con questa importantissima società ebbe la geniale intuizione di istituire corsi teorico-pratici, volti a coloro che già praticavano questa disciplina ma soprattutto ai vari professionisti che volevano iniziare ad approcciarsi ad essa o approfondirla; organizzò così i primi congressi nazionali, che chiamò “cenacoli”, ai quali si affiancarono, a partire dal 1971, i congressi internazionali, che si svolgevano ogni primavera a Bologna e che, nel corso degli anni, diventarono appuntamenti imperdibili per tutti coloro che praticavano o si interessavano di implantoprotesi. Per anni sono stati gli unici congressi di implantologia nel nostro Paese, e hanno visto passare il meglio dell’implantologia italiana e mondiale, tra cui ricordiamo: Linkow, Misch, Cherchève, Hahn, Ashman, Dahl, oltre agli italiani Pasqualini, Tramonte, Garbaccio, Lo Bello, Apolloni, Mondani, Hruska.
E in quei congressi hanno mosso i primi passi come relatori tanti professionisti che hanno poi avuto brillanti carriere.
Muratori era l’unico italiano socio attivo dell’American Academy of Implant Dentistry, e ogni anno veniva invitato negli Stati Uniti in qualità di relatore ai congressi dell’accademia.
Oltre che negli USA ha tenuto conferenze in vari paesi europei e dell’America.
È poi opportuno ricordare che, anche grazie al G.I.S.I., si svilupparono principalmente in Italia a partire dagli anni Sessanta, gli studi scientifici, le sperimentazioni cliniche, le applicazioni relative al carico immediato.
In quel periodo anche molti autori stranieri si basarono sugli studi e sui risultati della scuola italiana; in Francia, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, Chercheve modificò ulteriormente il disegno della vite di Formiggini, creando la spira a doppia elica; analogo presidio adottò sempre in Francia Jeanneret con piccole modifiche. In seguito a indagini istologiche sperimentali compiute da Ugo Pasqualini fra gli anni Cinquanta e Sessanta, fu possibile, nel decennio successivo, il maggior sviluppo dell’implantologia endoossea: tali ricerche, iniziate nel 1957, furono pubblicate alla fine del 1962 sulla Rivista Italiana di Stomatologia, riportando i risultati avviati anni prima dall’autore in collaborazione con la Clinica Odontoiatrica e l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Modena, insieme all’Istituto di Patologia Speciale e Clinica Chirurgica Veterinaria dell’Università di Milano, utilizzando materiali di cui aveva precedentemente controllato la biocompatibilità.
Muratori fu anche uno storico dell’odontoiatria. Forte della sua libera docenza in storia della medicina pubblicò vari articoli sulla evoluzione storica dell’implantologia, fornendo importantissimi e interessanti contributi.
È quindi giusto ricordare il grandissimo merito di Muratori: quello, cioè, di aver dato un forte impulso all’implantologia, da un’epopea pionieristica sino a quella scientifica, contribuendo alla sua evoluzione e divulgazione.




