Tendenza della letteratura internazionale su argomenti di dolore orofacciale e disordini temporomandibolari

    Trend of international literature about orofacial pain and temporomandibular disorders topics

    2565
    Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).
    Fig. 1 Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).
    Scopo del lavoro: Scopo del presente studio è stato quello di valutare la tendenza della letteratura internazionale su vari argomenti relativi al dolore orofacciale, ai disordini temporomandibolari e loro paradigmi.
    Materiali e metodi:

    Il numero di citazioni per specifiche parole chiave su motore di ricerca Pubmed è stato utilizzato come indicatore della tendenza. Il periodo considerato è stato dal 1987 al 2016. Il confronto tra i trend è stato condotto mediante analisi statistica (correlazione tra tendenze e differenza tra tendenze centrali; livello di significatività p<0.05).

    Risultati:

    Gli studi sul “dolore orofacciale” hanno dimostrato una tendenza di crescita negli anni ed in relazione ad essi anche gli studi sul “dolore temporomandibolare” sono aumentati. Nell’ultima decade, la terminologia più comunemente utilizzata per indicare problemi temporomandibolari è stata “disordini temporomandibolari”. Studi su “disordini temporomandibolari [e] eziologia” sono moderatamente ma significativamente aumentati nel corso degli anni. Studi su “disordini temporomandibolari [e] occlusione” e “disordini temporomandibolari [e] bruxismo” sono rimasti costanti negli anni.

    Conclusioni:

    I risultati del presente studio potrebbero essere utili nella pratica clinica come orientamento all’uso di una terminologia aggiornata e conoscenza delle tematiche ancora oggetto di studio ed interesse da parte della comunità scientifica.

    A partire dallo scorso secolo la prima comparsa in letteratura di una terminologia dedicata ai problemi temporomandibolari risale al 1918, con la definizione di “atrofia da pressione del menisco articolare”. Per tale condizione morbosa la mancanza di supporto reciproco tra i denti antagonisti dei settori latero-posteriori fu proposta come causa eziologica principale [1]. Nel 1934 la patologia fu identificata come “Sindrome di Costen”, dall’otorinolaringoiatra che descrisse una sindrome caratterizzata da rumori articolari, dolori cranio-facciali, apertura limitata della bocca, vertigini, acufeni e bruciori linguali [2]. Per tutta la prima metà del novecento il fattore occlusale rappresentò il fulcro dell’attenzione per studiosi e clinici, dopo di chetale fattore iniziò ad essere posto gradualmente in discussione. Swhwartznel 1959 [3] introdusse il termine “Sindrome algico disfunzionale delle articolazioni temporomandibolari” e nella sua “teoria della disregolazione” enfatizzò l’importanza dei fattori emotivi e cognitivi nella genesi della disfunzione. Laskin nel 1969 pubblicò la “teoria psicofisiologica” [4] secondo cui stress e parafunzioni si ponevano quali fattori determinanti di sovraccarico e dolore, adottando al contempo la terminologia di “Sindrome dolorosa da disfunzione miofasciale”. Il modello di medicina biopsicosociale postulato da Engel nel 1977 [5] fu applicato anche alle patologie temporomandibolari [6]. Nel 1982 Bell propose il termine “Disordini Temporomandibolari” [7] e Mc Neil nel 1989 il termine “Disordini Craniomandibolari” [8]. Al finire dello scorso secolo, in concomitanza alla diffusione di un approccio alla medicina basato sulle evidenze scientifiche [9], andò sviluppandosi un modello eziopatogenetico multifattoriale, caratterizzato da fattori predisponenti, fattori scatenanti e fattori perpetuanti [10,11].
    Ad oggi, nonostante gli sforzi nella standardizzazione della tassonomia, ancora non esiste un unico termine comunemente accettato per indicare la patologia temporomandibolare, ed ancora numerose controversie sussistono nella chiara definizione dei fattori eziopatogenetici coinvolti [12]. Tali aspetti della patologia temporomandibolare costituiscono pertanto ancora oggetto di discussione ed il numero relativo di pubblicazioni disponibili in letteratura su tali argomenti potrebbe riflettere l’effettiva attualità e l’interesse aperto della comunità medico scientifica di settore.
    Scopo del presente lavoro è stato quello di valutare la tendenza della letteratura internazionale degli ultimi trenta anni (1987-2016) sulla proposta di lavori con oggetto argomenti relativi alla patologia temporomandibolare e specificamente la tendenza al tipo di terminologia utilizzata e la tendenza rispetto ai modelli di riferimento e all’indagine sui vari potenziali fattori eziopatogenetici implicati nella disfunzione.

    MATERIALI E METODI

    Oggetto dei quesiti: tendenza della letteratura su argomenti di dolore oro-facciale e disordini temporomandibolari. Formulazione dei quesiti: qual è la tendenza della letteratura scientifica internazionale sull’interesse per la patologia temporomandibolare in relazione all’argomento generale del dolore orofacciale? Qual è la tendenza della letteratura internazionale rispetto all’utilizzo della terminologia per indicare la patologia temporomandibolare? Qual è la tendenza della letteratura scientifica in merito alla proposta di pubblicazioni relative allo studio dei potenziali fattori eziopatogenetici implicati nella patologia disfunzionale temporomandibolare?
    Fonte della ricerca: Medline, attraverso motore di ricerca PubMed [13].
    Metodi della revisione: Parole chiave utilizzate sono state: “Orofacialpain” (OFP); “Temporomandibular pain” (TMP) “Temporomandibular disorders” (TMD); Craniomandibular disorders” (CMD); “Gnathology” (GNA); “Temporomandibular disorders [AND] Etiology” (TMD-E); “Temporomandibular disorders [AND] Bruxism” (TMD-B); “Temporomandibular disorders [AND] Stress” (TMD-S); “Temporomandibular disorders [AND] occlusion” (TMD-O); “Temporomandibular disorders [AND] Biopsychosocial” (TMD-BPS); Temporomandibular disorders [AND] Body posture” (TMD-BPO).
    Il numero di pubblicazioni per anno, per ognuna delle parole chiavi fornite, negli anni consecutivi dal 1987 al 2016 sono state utilizzate quali indicatori della tendenza della letteratura sui relativi argomenti nel periodo considerato. Il numero di pubblicazioni è stato ricavato dalla funzione di Pubmed “Results by year” costituita da un grafico generato automaticamente per ogni ricerca con risultati consistenti nella presenza di almeno 500 citazioni. Quindi, limite della ricerca per l’analisi della tendenza per ogni argomento è stato posto per presenza di almeno 500 citazioni nell’archivio generale di Pubmed. Ultimo aggiornamento effettuato per ricavare il numero di citazioni per l’anno 2016 è stato fissato al mese di febbraio 2017.
    Le tendenze della letteratura per numero di pubblicazioni con parole chiave “Orofacial Pain” e “Temporomandibular disorders [AND] Etiology”, in qualità di argomenti generali, sono state utilizzate come riferimento per la valutazione relativa della tendenza per i restanti argomenti ad essi collegati. Sono inoltre stati eseguiti confronti tra il numero di pubblicazioni sui vari argomenti rispetto all’andamento 1987-2016 e rispetto all’andamento nell’ultimo decennio 2007-2016.
    Analisi statistica: media e deviazione standard sono stati utilizzati per individuare la tendenza centrale e la dispersione di tendenza del numero delle pubblicazioni per gli anni considerati. I confronti tra gli andamenti sono stati eseguiti mediante analisi della correlazione lineare (test di Pearson) o mediante differenza tra le tendenze centrali, previa valutazione della differenza tra varianze (test di Fisher) al fine di stabilire il test adeguato da utilizzare (test t di Studenta due code per varianze uguali o test t di Student a due code per varianze dissimili). Per tutte le analisi statistiche condotte il livello di significatività è stato fissato per α=.05 (p<0,05).

    RISULTATI

    In figura 1e figura 2 sono rappresentati i grafici a linee per visualizzare la tendenza del numero di pubblicazioni presenti in letteratura sui rispettivi argomenti negli anni dal 1987 al 2016. La ricerca secondo parole chiavi GNA, TMD-BPS e TMD-BPO non ha raggiunto il limite delle 500 citazioni. Tendenze centrali e dispersioni di tendenza per il numero di pubblicazioni (1987-2016) sui vari argomenti sono state le seguenti: OFP:484,9±221,8; TMP:214,4±74; TMD:431,8±81,9; CMD:401,1±73,5; TMD-E: 173,4±35,8; TMD-B:23,5± 9; TMD-S: 24,9±7; TMD-O:59,1±14,3. Tendenze centrali e dispersioni di tendenza per il numero di pubblicazioni (2007-2016) sui vari argomenti sono state le seguenti: OFP: 765,2±102; TMP: 305,9±48; TMD: 511,0±53; CMD: 425,5±90,7; TMD-E: 201,3±41,1; TMD-B: 31,4±7,3; TMD-S: 31,2±5,3; TMD-O: 60,3±8,5.

    1987-2016. Correlazione tra tendenze (r)
    OFP
    TMP0,97*
    TMD0,58*
    CMD0.05
    TMD-E
    TMD-B0.37
    TMD-S0,50*
    TMD-O0.36
    *significativo per p<0,05 (Test di Pearson)
    Tab. 1 Correlazione tra le tendenze degli argomenti indagati rispetto agli argomenti di riferimento (1987-2016).
    Il numero di pubblicazioni su argomento OFP rispetto agli anni ha dimostrato una tendenza alla crescita progressiva (r=0,96; p<0,05) ed altrettanto il numero di pubblicazioni su argomento TMD-E rispetto agli anni, seppur in misura meno accentuata (r=0,57; p<0,05). In tabella 1 è riportato l’esito della correlazione tra il numero di citazioni per anno di ogni singolo argomento e il numero delle citazioni dei rispettivi argomenti di riferimento (OFP, TMD-E). La differenza tra le tendenze centrali per il confronto tra i vari argomenti (1987-2016) è stato riassunto in tabella 2; per il confronto TMD-S/TMD-O e TMD-B/TMD-O è stato utilizzato il test t di Student per varianze dissimili (test di Fischer; p<0,05), per i restanti confronti è stato utilizzato il test t di Student per varianze simili (test di Fischer; p>0,05).

    1987-2016. Differenze tra tendenze centrali (p)
    TMDCMD
    TMP0,000000000000003*0,0000000000001*
    TMD-0.1379
    TMD-STMD-O
    TMD-B0.52310,000000000000003*
    TMD-S-0,00000000000001*
    * Significativo per p<0,05 (test t di Student)
    TMD-O0.36
    *significativo per p<0,05 (Test di Pearson)
    Tab. 2 Differenza tra le tendenze centrali degli argomenti indagati (1987-2016).

    La differenza tra le tendenze centrali per il confronto tra i vari argomenti (2007-2016) è stato riassunto in tabella 3; per tutti i confronti è stato utilizzato il testt di Student per varianze simili (test di Fischer; p>0,05).

    2007-2016. Differenze tra tendenze centrali (p)
    TMDCMD
    TMP0,0000001*0,0026*
    TMD-0,0251*
    TMD-STMD-O
    TMD-B0.94760,0000004*
    TMD-S-0,0000001*
    * Significativo per p<0,05 (test t di Student)
    TMD-O0.36
    *significativo per p<0,05 (Test di Pearson)
    Tab. 3 Differenza tra le tendenze centrali degli argomenti indagati (2007-2016).

    DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

    La maggior parte degli argomenti indagati ha ampliamente superato il limite preimpostato dal motore di ricerca scientifico (almeno 500 citazioni) dimostrando un generale interesse della comunità scientifica nell’ampio margine temporale. Tre argomenti, GNA TMD-BPS e TMD-BPO non hanno raggiunto il limite delle 500 citazioni. La ricerca TMD-BPS può essere considerata relativamente recente, essendo il modello biopsicosociale importato ufficialmente nel contesto della patologia temporomandibolare solo all’inizio degli anni ’90 dello scorso secolo [6] e probabilmente l’applicazione del modello potrebbe aver subito una frammentazione con studi orientati su diversi fattori convolti nel modello (ansia, depressione, somatizzazione, adattamento, qualità della vita, funzionalità psicosociale, etc…) [14,15,16]. Inoltre, il modello biopsicosociale sebbene oggi sottoposto ad un costante tentativo di standardizzazione dei metodi [17], contempla in realtà nel suo contesto una notevole varietà di approcci (ad esempio “Psicofisiologico” [18], “Neuropsicologico” [3], “Somatico funzionale” [19], “Psicosomatico” [20], “Biocomportamentale” [21] “Psiconeuroimmunoendocrinologico”[22]), ognuno di essi caratterizzato da propri presupposti di base e metodologie cliniche che potrebbero aver contribuito a ridurre le citazioni specifiche del modello biopsicosociale, pur trattando argomenti ad esso strettamente collegati. Interessante considerare come la progressiva standardizzazione avviata da specifici circuiti di ricerca in capo al modello biopsicosociale applicato ai problemi temporomandibolari, sebbene utile nel confronto e nella progressione dei risultati scientifici, potrebbe rischiare per il futuro di orientare univocamente la clinica e limitare la diffusione di tanti altri strumenti ed approcci a pieno titolo appartenenti al paradigma biopsicosociale, In definitiva, sebbene i contenuti del modello appaiono decisamente abbondanti in letteratura, il termine “biopsicosociale” sembra non essere ancora radicato nel trend letterario, frammentato in diversi argomenti.
    La correlazione tra postura generale e fattori di interesse stomatognatico, proposta dalla letteratura tradizionale posturologica [23,24] ha parzialmente attirato l’attenzione di clinici e ricercatori negli ultimi decenni, tuttavia la ricerca TMD-BPO non ha superato il limite delle 500 citazioni. Forse anche in questo caso il motivo risiede nella recente introduzione delle ipotesi di correlazioni e relativi paradigmi di riferimento, tuttavia anche il significativo riscontro di assenza di evidenze sulle correlazioni, fornito da alcuni studi [25,26,27] potrebbe aver scoraggiato la diffusione di ulteriori ricerche, probabilmente ritenute poco necessarie. Indubbiamente lo studio scientifico della posturologia costituisce argomento complesso a causa di assenza di chiari standard di riferimento, elevata numerosità delle variabili coinvolte, presenza di relazioni non lineari tra i fenomeni implicati e non ultimo potenziale variabilità del ruolo occupato dai singoli elementi disfunzionali quali ipotetici fattori causativi o compensativi di alterata postura corporea [28]. Nel complesso tali evenienze potrebbero aver contribuito a ridurre il numero potenziale di studi e quindi l’interesse in letteratura per l’argomento TMD-BPO. La disponibilità di alcune pubblicazioni dai risultati favorevoli alla correlazione TMD-BPO [29,30] forse potrebbe nel prossimo futuro alimentare un dibattito più acceso ed aumentare l’interesse della comunità scientifica sull’argomento.
    Il termine “gnatologia” fu introdotto nel 1924 da Stallard e riguardava principalmente lo studio dell’occlusione dentale e la clinica della riabilitazione occlusale, preludio alla fondazione nel 1926 della prima associazione gnatologica conosciuta (Gnathological Society of California) [31]. Tradizionalmente con il trascorrere del tempo il termine è stato adottato per indicare la disciplina principalmente coinvolta nella gestione delle problematiche temporomandibolari [32]. La ricerca per parola chiave GNA non ha superato le 500 citazioni su motore di ricerca Pubmed ed il risultato poteva apparire imprevisto in quanto il termine ha alimentato fino a tempi recenti nomenclature di società scientifiche riconosciute a livello internazionale e risultava tradizionalmente ben consolidato. Probabilmente il legame iniziale e protratto nel tempo con esclusive variabili legate all’occlusione e alla protesi dentaria ha determinato un graduale abbandono nel tempo della terminologia GNA nello studio strettamente scientifico delle problematiche temporomandibolari. Un trend letterario presso che indifferente alla citazione del termine induce una netta riflessione sulla moderna nomenclatura da utilizzare per indicare la disciplina e gli operatori coinvolti nella gestione dei problemi temporomandibolari, e forse ad oggi il termine “esperto in dolore orofacciale” appare più adeguato che non il termine “gnatologo”.
    La tendenza della letteratura su argomento OFP ha dimostrato una crescita lineare con l’avanzamento degli anni dal 1987 al 2016. Da 208 citazioni nel 1987 è passato a 427 nel 2001, fino a 910 nel 2016. Il picco è stato raggiunto nel 2015 con 924 citazioni. Tali risultati dimostrano una tendenza all’interesse crescente rispetto all’argomento. La definizione di una chiara tassonomia, l’espansione dei contenuti di asse II (psicosociali) e l’effettiva richiesta di formazione del personale sanitario in relazione all’ampia richiesta di assistenza clinica [33] potrebbe aver contribuito alla crescita progressiva delle pubblicazioni sulla materia. L’argomento specifico del dolore temporomandibolare (TMP) ha dimostrato tendenza di crescita positivamente e significativamente correlata all’argomento generale OFP. La citazione di TMD ha registrato una tendenza alla crescita altrettanto correlata alla citazione OFP, ma indubbiamente meno intensa rispetto a TMP. La citazione CMD non ha invece seguito la tendenza di crescita OFP dimostrando rispetto ad essa correlazione trascurabile e non significativa. Le problematiche di natura temporomandibolare sono la seconda causa di dolore orofacciale [34], e tale predominanza epidemiologica potrebbe aver giustificato l’elevata correlazione tra OFP e TMP.

    Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).
    Fig. 1 Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).

    Osservando il grafico delle linee di tendenza (Fig. 1) ed il risultato statistico delle differenze tra tendenze centrali (Tab. 2 e Tab. 3) è stato possibile sviluppare alcune considerazioni. Il trend di partenza registrava citazioni maggiori per TMD e CMD rispetto ORF, tuttavia intorno alla fine degli anni ’90 le tendenze si sono invertite e l’argomento OFP è divenuto predominante, ad indicarne forse il ruolo di settore disciplinare generale rispetto alla specificità del problema temporomandibolare. Tale incrocio è stato preceduto circa un decennio prima da un picco in discesa delle citazioni TMD e CMD e per tale caduta di tendenza può essere ipotizzata una finestra di riorganizzazione dei metodi scientifici necessaria all’adeguamento rispetto all’emergente paradigma della “Medicina dell’evidenza” [9]. Le tendenze per TMD e CMD presso che sempre sovrapponibili, nell’ultimo decennio hanno registrato tra esse una differenza statisticamente significativa con aumento per TMD e riduzione per CMD. Le citazioni per TMP seppur in costante crescita, sono risultate costantemente inferiori rispetto alle citazioni per TMD e CMD fino al 2014 quando la progressiva riduzione di CMD ha condotto all’incrocio di tendenza. Diversamente le citazioni TMD non hanno mai subito il sorpasso da parte delle citazioni per TMP. In ragione di tali osservazioni di tendenza, è lecito affermare che la letteratura più recente sembra aver privilegiato il termine “Temporomandibular disorders” più che “Craniomandibular disorders” per indicare genericamente la patologia temporomandibolare.
    La tendenza della letteratura su argomento TMD-E ha dimostrato una moderata crescita lineare con l’avanzamento degli anni dal 1987 al 2016. Il picco di citazioni è stato raggiunto nel 2007 con 248 citazioni. A fronte di una moderata crescita globale nel lungo periodo, l’andamento ha subito numerosi picca di caduta di cui l’ultimo nel triennio 2014-2015-2016 passando dalle 233 citazioni del 2013 alle 91 del 2016. Evidentemente in tempi recenti è stata comunemente accettata l’ipotesi dell’eziologia multifattoriale [8] tanto da ritenere meno utile qualunque ulteriore approfondimento,non a caso in diverse raccomandazioni e linee guida è oramai regolarmente citata una eziologia dei disordini temporomandibolari caratterizzata da fattori predisponenti, fattori scatenanti e fattori perpetuanti [35,36,37]. Tuttavia anche l’acquisita consapevolezza sulle difficoltà nello sviluppo di studi scientifici finalizzati all’indagine del ruolo concomitante di diversi e numerosi fattori nel contribuire all’eziopatogenesicomplessiva della disfunzione potrebbe aver indotto ad un rallentamento delle pubblicazioni. Infine, la riduzione dei lavori scientifici sull’argomento potrebbe essere attribuita alla errata convinzione secondo cui i disordini temporomandibolari riconoscono una eziologia idiopatica. Tale convinzione, frutto di interpretazioni dei risultati della letteratura secondo una ideazione che prevede rapporto esclusivo tra una causa e una malattia non è oggi appropriata al contesto delle sindromi complesse [38] alle quali i disordini temporomandibolari appartengono [39].
    La tendenza della letteratura sulla citazione di potenziali singoli fattori implicati nella eziopatogenesi dei disordini temporomandibolari in relazione all’argomento generale TMD-E ha dimostrato quanto segue: TMD-B e TMD-O hanno dimostrato una scarsa crescita negli anni compresi tra il 1987 ed il 2016 con correlazione trascurabile e non significativa rispetto alla tendenza TMD-E. TMD-S ha dimostrato una moderata ma significativa correlazione rispetto al trend TMD-E. L’argomento TMD-O presente in letteratura con citazioni relativamente costanti negli anni ha dimostrato valori di tendenza centrale significativamente maggiori rispetto TMD-B e TMD-S, sia nel lungo periodo (1987-2016) sia nell’ultimo decennio (2017-2016), registrando un picco nel 1991 con 103 citazioni (fig.2). Indubbiamente lo studio dei fattori occlusali nella eziopatogenesi dei disordini temporomandibolari vanta una più antica tradizione storica [31], pertanto l’influenza e la provenienza culturale di molti ricercatori potrebbe aver determinato il trend centrale significativamente più elevato degli studi con argomento TMD-O. La diffusione della medicina basata sulle evidenze e la prima comparsa di rigorosi lavori scientifici con risultati tali da porre in discussione il rapporto esclusivo tra occlusione dentale e disordini temporomandibolari [40] potrebbe aver mitigato le ambizioni della letteratura sull’argomento, frenando il picco in ascesa di citazioni osservabile tra la fine degli anni ’80 ed inizio degli anni ’90. Nel corso dei successivi anni l’assenza di correlazioni significative è stata confermata da numerosi studi [41,42,43] tuttavia in letteratura sono reperibili anche lavori che indicano associazione tra disordini temporomandibolari e certe variabili occlusali [44,45]. Un trend costante delle citazioni TMD-O negli anni potrebbe, in definitiva suggerire un interesse ancora aperto nella comunità scientifica nei riguardi di alcuni aspetti dell’argomento ad oggi ritenuti forse non ancora definitivamente chiariti [46].

    Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).
    Fig. 2 Tendenza del numero di pubblicazioni sugli argomenti in analisi (1987-2016).

    L’osservazione delle linee di tendenza su argomenti TMD-S e TMD-B (fig.2) ha evidenziato una sovrapposizione di andamento negli anni. Stress psicoemotivo e bruxismo oltre che comuni possibili fattori eziopatogenetici concorrenti per i disordini temporomandibolari [47] sono reciprocamente legati da una ipotesi di relazione causa-effetto [48,49] e questo può aver giustificato l’andamento sovrapponibile delle due tendenze negli anni. Sorprendentemente, l’introduzione in letteratura del modello biopsicosociale applicato ai disordini temporomandibolari all’inizio degli anni ’90 sembra non aver aumentato e neppure sottratto citazioni agli argomenti TMD-S e TMD-B, i cui trend sono rimasti sostanzialmente costanti dal 1987 al 2016 suggerendo un preservato interesse scientifico per gli argomenti, ritenuti probabilmente fenomeni la cui relazione necessita ancora oggi chiarimenti e ulteriori approfondimenti [50].
    Per tutti gli argomenti oggetto di studio (ad esclusione di TMD-B) si è potuto assistere ad una riduzione delle citazioni con il passaggio dal 2015 al 2016. Ovviamente l’analisi limitata ad un così ristretto limite temporale non permette nessuna valida interpretazione, ma rimane tuttavia un interessante motivo per continuare nel futuro a monitorare l’andamento delle tendenze e indagare analiticamente la loro evoluzione nei prossimi anni.
    L’analisi della tendenza della letteratura mediante il numero di pubblicazioni relative a specifiche parole chiavi ha permesso di raccogliere facilmente e velocemente i dati su una moltitudine di argomenti ed anche per periodi temporali molto lunghi, sfruttando una funzione preimpostata del motore di ricerca Pubmed. Il limite di tale metodologia di studio consisteva tuttavia nell’assenza di una revisione dei singoli articoli al fine di garantire l’esatta aderenza del contenuto di ogni lavoro rispetto alle parole chiavi fornite al sistema. Lo svolgimento della revisione mediante valutazione del contenuto dei singoli articoli sarebbe comunque risultata molto complessa e forse realmente applicabile solo per analisi di trend ridotta a pochi argomenti o limitata ad un breve periodo temporale. È tuttavia verosimile ritenere il numero di citazioni per parole chiave un affidabile indicatore del numero di pubblicazioni realmente centrate sull’argomento, o comunque su aspetti ad esso molto affini. Un ulteriore limite della metodologia utilizzata poteva consistere nell’avere utilizzato un solo motore di ricerca scientifico per l’acquisizione dei dati, tuttavia ad oggi Pubmed rappresenta una delle più ampie banca dati scientifica ed uno dei motori di ricerca più utilizzati a livello internazionale.
    Nonostante i limiti del presente studio, si può concludere che:
    La letteratura scientifica sull’argomento generale del dolore orofacciale ha dimostrato una tendenza alla crescita costante negli ultimi trenta anni. In relazione a tale trend l’argomento specifico del dolore temporomandibolare è altrettanto significativamente aumentato.
    Per indicare genericamente la patologia temporomandibolare il termine “Temporomandibular disorders” sembra essere stato quello significativamente più adottato dalla letteratura internazionale nell’ultimo decennio.
    La letteratura scientifica sull’argomento generale relativo alla eziologia dei disordini temporomandibolari ha dimostrato tendenza ad una crescita positiva ma discontinua negli ultimi trenta anni. Gli studi finalizzati all’indagine sul rapporto tra disordini temporomandibolari e stress hanno seguito tale tendenza di crescita. Gli studi coinvolgenti occlusione o bruxismo hanno invece dimostrato un andamento costante nel tempo.
    L’analisi delle tendenze nell’arco degli ultimi trenta anni, così come nell’ultimo decennio, hanno dimostrato una tendenza media per numero di citazioni in letteratura su disordini temporomandibolari e occlusione significativamente maggiore rispetto alle citazioni su stress o bruxismo e disordini temporomandibolari.
    Dal punto di vista clinico tali conclusioni potranno orientare gli operatori verso l’adozione di opportune ed attuali terminologie nella comunicazione ed informazione, suggerendo al contempo cautela nel considerare consolidate teorie e ipotesi in realtà ancora oggetto di controversia con necessità di approfondimento mediante ulteriori studi e ricerche. In attesa di definire quali saranno gli sviluppi e le tendenze della letteratura per il prossimo futuro, ad oggi appare giustificato da parte dell’odontoiatra l’acquisizione di competenze per un approccio multimodale, non invasivo e prudente ai disordini temporomandibolari.

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    To cite:

    Massimo Ragonesi – Tendenza della letteratura internazionale su argomenti di dolore orofacciale e disordini temporomandibolari – Doctor Os – 2017 XXVIII – 510-519