Scuole di specializzazione odontoiatriche in Italia: dieci anni di cambiamenti e sfide ancora aperte

Mai tanto era accaduto alle Scuole di specializzazione di area odontoiatrica più di quanto in quest’ultimo decennio. È opportuno fare una breve cronistoria dei momenti salienti di questi anni.

Nel 2016 il Decreto-legge n. 42, art. 2-bis – “Scuole di specializzazione non mediche”, introdotto in sede di conversione dalla legge 26 maggio 2016, n. 89, ha stabilito che le Scuole riservate a veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi «sono attivate» in deroga all’art. 8, comma 1, della legge 401/2000, precisando però che ciò dovesse avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Successivamente con il Decreto interministeriale MIUR–Salute 16 settembre 2016, n. 716, si è proceduto al riordino delle Scuole di specializzazione ad accesso riservato ai “non medici” con un preciso assetto didattico.

Ad oggi in Italia le Scuole di specializzazione universitarie, riservate ai laureati in Odontoiatria e Protesi Dentaria, sono tre: Chirurgia orale, Ortognatodonzia e Odontoiatria pediatrica.

Si tratta di percorsi universitari di terzo ciclo, differenti dai master, dai corsi di perfezionamento e dai corsi privati, che rilasciano un diploma di specializzazione riconosciuto dall’ordinamento nazionale. Le tre Scuole hanno durata triennale e prevedono l’acquisizione di 180 CFU. Una parte prevalente del percorso è costituita da attività professionalizzanti e clinico-assistenziali, svolte nelle strutture universitarie e nelle sedi appartenenti alla rete formativa. La frequenza è obbligatoria e ogni Scuola stabilisce insegnamenti, rotazioni, prestazioni cliniche minime, verifiche annuali e modalità della prova finale.

Per poter attivare una Scuola la sede universitaria richiedente deve dimostrare di disporre
di almeno due docenti strutturati, strutture adeguate, tecnologie, servizi clinici, volumi assistenziali sufficienti e una rete formativa coerente con gli obiettivi della specializzazione.
La capacità ricettiva riconosciuta limita sia il numero delle borse ministeriali sia gli eventuali posti aggiuntivi (Decreti interministeriali n. 68 del 4 febbraio 2015 e n. 402 del 13 giugno 2017). Diversamente dalle specializzazioni mediche, non esiste attualmente un concorso nazionale unico per le Scuole odontoiatriche. Ogni sede universitaria pubblica il proprio bando, stabilendo prove, titoli valutabili, scadenze e graduatoria.

Nel 2023 il comma 1 dell’art. 15-ter del Decreto- legge 30 marzo 2023, n. 34, convertito
con modificazioni dalla legge 26 maggio 2023, n. 56, per i laureati in Odontoiatria e Protesi
Dentaria e per i laureati in Medicina abilitati all’esercizio dell’odontoiatria ha sancito l’abolizione del requisito di possesso del diploma di specializzazione per partecipare ai concorsi pubblici per dirigente medico odontoiatra e per accedere alle funzioni di specialista
odontoiatra ambulatoriale del SSN. Inoltre, il comma 2 interviene sul D.P.R. 483/1997 (il
regolamento che disciplina i concorsi della dirigenza sanitaria del SSN) eliminando dall’art. 28 il requisito della specializzazione.

Nel 2024 la legge 30 dicembre 2024, n. 207 ha modificato l’articolo 8 della legge n. 401 del
2000, introducendo una borsa anche per gli specializzandi dell’area sanitaria non medica,
compresi gli odontoiatri. L’importo previsto è di circa 4.700 euro lordi all’anno, erogati mensilmente dall’università per tutta la durata legale del percorso. L’applicazione della riforma ha richiesto diversi provvedimenti successivi per determinare il fabbisogno degli specialisti, ripartire le risorse tra le diverse professioni sanitarie e assegnare le borse alle singole università determinando per l’anno accademico 2025/26 il blocco delle immatricolazioni per i nuovi specializzandi.

Nel 2026 lo sblocco è arrivato con il Decreto MUR n. 987 del 31 luglio. Per l’anno accademico 2025/2026 il provvedimento ha ripartito 1.520 borse statali tra tutte le Scuole di specializzazione sanitarie accessibili ai laureati non medici, tra cui odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici, veterinari e psicologi. Le 1.520 borse non riguardano quindi esclusivamente l’odontoiatria. Il numero è inoltre inferiore al fabbisogno complessivo individuato per il 2026, pari a 3.866 specialisti sanitari non medici. La distribuzione è stata effettuata considerando il fabbisogno per ciascuna tipologia di scuola, la capacità ricettiva comunicata dagli atenei, i volumi assistenziali disponibili e in via residua le esigenze regionali. Le borse riferite alle tre specializzazioni odontoiatriche risultano complessivamente 173. Il decreto permette alle Regioni, alle università e ad altri soggetti pubblici o privati di finanziare borse aggiuntive. Consente inoltre agli atenei, entro la capacità ricettiva della scuola, di immatricolare candidati risultati idonei ma privi di borsa, purché questi accettino volontariamente.
Di conseguenza, il numero dei posti banditi, quello degli idonei ammessi e quello delle
borse statali possono essere differenti. Per l’anno accademico 2026/2027 sarà necessario
attendere nuovi atti di programmazione e riparto, perché il DM n. 987 del 2026 riguarda
specificamente l’anno accademico 2025/2026 e non garantisce automaticamente lo stesso
numero di borse negli anni successivi.

Attualmente al MUR nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale per le Scuole di specializzazione è stata attivata una sottocommisione coordinata dai professori Gherlone e Miscusi (direttore generale del MUR relativamente ai percorsi post laurea) che sta riordinando il sistema, nell’ambito delle Scuole non mediche, ridefinendo i parametri relativi a ordinamento standard e requisiti.
Ciò detto, a mio modesto parere, formulerei cinque proposte volte a rafforzare la formazione specialistica odontoiatrica, valorizzarne il ruolo nel Servizio Sanitario Nazionale e favorire una maggiore integrazione tra formazione universitaria e attività assistenziale:

  1. Adeguamento dell’importo della borsa di specializzazione
    Pur rappresentando un importante riconoscimento istituzionale, l’attuale importo della borsa destinata agli specializzandi odontoiatri non appare proporzionato all’impegno formativo, clinico e assistenziale richiesto durante il percorso di formazione. Gli specializzandi partecipano in misura significativa alle attività delle strutture universitarie e ospedaliere nelle quali sono inseriti, contribuendo quotidianamente al loro funzionamento e sostenendo, al tempo stesso, costi connessi alla formazione e all’attività professionale.
    Per tale ragione sarebbe auspicabile un adeguamento del trattamento economico, volto a ridurre l’attuale differenza rispetto agli specializzandi medici.
  2. Istituzione di una Scuola di Odontoiatria generale
    Si potrebbe valutare l’istituzione di una Scuola di specializzazione in Odontoiatria generale articolata in diversi indirizzi. Le singole sedi universitarie potrebbero orientare l’offerta formativa verso specifici ambiti, quali parodontologia, protesi, conservativa/endodonzia, forense. Ciò amplierebbe le opportunità di approfondimento e crescita professionale e favorirebbe l’ingresso nel mondo del lavoro di professionisti dotati di una preparazione ancor più strutturata.
  3. Valorizzazione del titolo di specializzazione nell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale
    Sarebbe opportuno riconsiderare quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 15-ter del decreto-legge 30 marzo 2023, numero 34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2023, numero 56, che ha eliminato il requisito della specializzazione per la partecipazione ai concorsi pubblici per dirigente odontoiatra e per l’accesso alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio Sanitario Nazionale.
    Pur mantenendo la possibilità di partecipazione alle procedure anche per gli odontoiatri non specialisti, dovrebbe essere introdotto un sistema che attribuisse un peso specifico al possesso di un titolo universitario di specializzazione, soprattutto quando esso sia pertinente alla disciplina e alle funzioni oggetto della selezione.
    Questa soluzione consentirebbe di conciliare l’ampliamento dell’accesso alle procedure concorsuali con il riconoscimento del percorso formativo degli specialisti, senza rendere necessariamente la specializzazione un requisito assoluto di ammissione. Verrebbero così valorizzate le competenze maturate nella formazione universitaria specialistica e, al contempo, la qualità e la specificità professionale del personale odontoiatrico destinato a operare nel Servizio Sanitario Nazionale.
  4. Percorso formativo integrato tra Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria
    Si potrebbe valutare la creazione di un percorso formativo comune, di durata biennale o preferibilmente triennale, tra i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Il percorso sarebbe destinato a chi, già in possesso di uno dei due titoli, desideri conseguire anche il secondo attraverso un programma abbreviato e specificamente strutturato.
    Medicina e Odontoiatria sono percorsi universitari autonomi, con obiettivi formativi e professionalizzanti distinti, ma condividono numerose discipline come biologia, anatomia, fisiologia, patologia, farmacologia. Il percorso integrativo potrebbe quindi riconoscere gli insegnamenti, le attività formative e i crediti già acquisiti, concentrando la formazione aggiuntiva sulle competenze specifiche del secondo corso di laurea.
    Un modello di questo tipo eviterebbe la ripetizione di attività già completate e renderebbe più razionale il percorso universitario, mantenendo tuttavia invariati gli standard formativi, le competenze professionalizzanti e i requisiti necessari per il conseguimento di entrambi i titoli.
    Le due professioni conserverebbero i rispettivi ambiti di competenza; il nuovo canale formativo offrirebbe invece una modalità coerente per conseguire entrambe le qualificazioni, valorizzando gli studi già svolti e favorendo una maggiore integrazione culturale e professionale tra medicina e odontoiatria.
  5. Riconsiderazione della collocazione delle specializzazioni odontoiatriche
    Alla luce dell’evoluzione della professione odontoiatrica e della crescente integrazione con le altre discipline sanitarie, sarebbe opportuno riconsiderare l’attuale collocazione delle specializzazioni odontoiatriche nell’area sanitaria non medica.
    Gli odontoiatri e, in particolare, gli specialisti in Chirurgia Orale partecipano sempre più frequentemente a percorsi diagnostici e terapeutici multidisciplinari, soprattutto nella gestione delle patologie oncologiche del distretto testa-collo, collaborando con oncologi, otorinolaringoiatri, chirurghi maxillo-facciali, radiologi, anatomopatologi. Tale evoluzione clinica e assistenziale giustifica una revisione dell’attuale inquadramento e la valutazione di una maggiore integrazione nell’area sanitaria medica, con un riconoscimento coerente con le responsabilità cliniche, assistenziali e multidisciplinari assunte dagli specialisti odontoiatri.

In questo percorso si inserisce anche l’esperienza della Scuola di specializzazione in Chirurgia Orale che ho il piacere di dirigere, oggi composta da 25 specializzandi per ogni anno del triennio e prossima a celebrare i suoi primi dieci anni di attività. Avendo avuto l’onore di guidarla quasi ininterrottamente nel corso di questo decennio, desidero cogliere l’occasione per invitare tutti i colleghi al decennale della Scuola, che si terrà l’anno prossimo presso l’ateneo Vita-Salute San Raffaele. Sempre il prossimo anno, ospiteremo con grande piacere, l’ottavo Simposio delle Scuole di specializzazione in Chirurgia
Orale italiane, per il quale estendo nuovamente il mio invito a partecipare.