
Dottor Conci, qual è la sua visione per il futuro dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani e quali saranno le tre priorità concrete del suo mandato?
La mia idea di ANDI è chiara: un’Associazione più forte sul piano sindacale, più preparata nelle competenze e più vicina ai territori. ANDI deve tornare a essere, in modo pieno, il punto di riferimento autorevole dell’odontoiatria italiana, capace di rappresentare con determinazione i propri iscritti e di accompagnarli con serietà nei cambiamenti che la professione sta vivendo.
Questa visione si traduce in tre priorità di mandato. La prima è il rilancio dell’azione sindacale. Oggi non basta più reagire ai cambiamenti normativi quando sono già arrivati: dobbiamo anticiparli, interpretarli per tempo e rafforzare la nostra capacità di incidere, anche nel confronto europeo. Serve un sindacato più tempestivo, più strutturato e più incisivo.
La seconda priorità riguarda le competenze. Un’Associazione forte deve investire nella formazione dei propri dirigenti, nella capacità di analisi e nella costruzione di strumenti utili a leggere la complessità. Per rappresentare bene la categoria non bastano l’esperienza e la buona volontà: servono preparazione, metodo e visione.
La terza priorità è il rafforzamento dei territori. Le sezioni provinciali e i dipartimenti regionali sono il cuore vivo di ANDI: è lì che si ascoltano i colleghi, si intercettano i problemi reali e si costruiscono le risposte più efficaci. I territori non vanno richiamati solo a parole: vanno sostenuti davvero, valorizzati e messi nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale dentro una strategia nazionale coerente.
In un contesto di cambiamenti normativi, pressione fiscale e trasformazione del sistema sanitario, quale ruolo deve avere ANDI nel rapporto con le istituzioni e nella tutela della professione odontoiatrica?
In una fase caratterizzata da crescente complessità normativa, pressione fiscale e continue trasformazioni del sistema sanitario, ANDI deve avere un ruolo chiaro: essere un interlocutore autorevole, competente e indipendente.
Il dialogo con le istituzioni è indispensabile, ma deve poggiare su basi solide: competenza tecnica, credibilità e capacità propositiva. E quando serve, anche fermezza. Abbiamo il dovere di rappresentare la professione con equilibrio, ma anche di dire dei no chiari quando vengono imposti obblighi ingiustificati, sproporzionati o scollegati dalla realtà quotidiana degli studi odontoiatrici. Troppo spesso la burocrazia sottrae tempo, energie e risorse alla cura dei pazienti senza produrre benefici reali.
Per questo non possiamo limitarci a rincorrere i provvedimenti. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di azione preventiva, costruire alleanze strategiche con altri attori del mondo professionale e sanitario e consolidare la nostra presenza nei luoghi in cui si formano le decisioni, anche a livello europeo. Solo così ANDI potrà contribuire davvero a costruire un quadro normativo più equo, più sostenibile e più coerente con le esigenze della professione e con la tutela della salute dei cittadini.
Tra aumento dei costi, concorrenza delle catene e nuovi modelli organizzativi, come immagina l’evoluzione dello studio odontoiatrico nei prossimi anni e come ANDI può sostenerlo?
Lo studio odontoiatrico sta attraversando una fase di trasformazione profonda e, per molti versi, impegnativa. L’aumento dei costi gestionali, la propensione per la specializzazione dei colleghi più giovani, l’emergere di nuovi modelli organizzativi e competitivi, nonché una decisa modifica dei rapporti generazionali e di genere, stanno modificando in modo significativo gli equilibri del settore.
In questo scenario complesso, il modello libero-professionale continua a rappresentare un pilastro fondamentale, ma è chiamato ad evolvere. Sarà sempre più necessario orientarsi verso forme organizzative più strutturate, anche attraverso aggregazioni tra professionisti, capaci di generare efficienza e sostenibilità senza rinunciare all’autonomia decisionale e alla qualità clinica tipiche del lavoro libero professionale.
La sfida non è inseguire modelli industriali, ma rendere più forte e sostenibile lo studio odontoiatrico, valorizzando ciò che lo rende unico: il rapporto fiduciario con il paziente, la continuità della cura, la qualità delle prestazioni e la piena responsabilità del professionista.
ANDI può avere un ruolo decisivo in questo percorso, offrendo supporto concreto: strumenti gestionali aggiornati, consulenza, modelli organizzativi replicabili e percorsi di accompagnamento per chi affronta aggregazioni, riorganizzazioni o passaggi generazionali. Allo stesso tempo, serve anche un impegno sul piano normativo, per garantire condizioni di concorrenza realmente eque e sostenere modelli societari in cui il controllo resti saldamente nelle mani dei professionisti.
I giovani odontoiatri affrontano difficoltà di accesso e stabilità: quali interventi propone per favorire il ricambio generazionale e rendere ANDI più attrattiva per loro?
Il ricambio generazionale è una delle sfide più strategiche per il futuro della professione. I giovani oggi si confrontano con difficoltà di accesso, crescente complessità gestionale e percorsi lavorativi spesso incerti. Di fronte a questo scenario, servono risposte serie, strutturate e continuative.
Il primo punto è rafforzare il collegamento con il mondo universitario, integrando la formazione clinica con contenuti concreti di organizzazione, gestione ed etica della libera professione. Preparare davvero un giovane odontoiatra significa aiutarlo a capire non solo come si cura, ma anche come si costruisce e si governa una professione nel mondo reale.
In parallelo, ANDI deve essere percepita come un alleato concreto. I giovani non hanno bisogno di slogan, hanno bisogno di strumenti, occasioni vere e riferimenti affidabili.
Penso a programmi di tutoraggio, servizi dedicati all’avvio dell’attività, supporto nella lettura dei diversi modelli organizzativi e opportunità di inserimento in contesti professionali qualificati. In questo senso, il patto generazionale deve tornare a essere un valore reale, fondato sul dialogo tra esperienza e innovazione.
Ma c’è anche un altro tema decisivo: la partecipazione. Se vogliamo che i giovani credano davvero nell’Associazione, dobbiamo coinvolgerli non in modo simbolico, ma sostanziale. Devono sentirsi ascoltati, responsabilizzati e messi nelle condizioni di contribuire. Solo così il ricambio generazionale potrà diventare una vera occasione di continuità, innovazione e crescita condivisa.
Innovazione tecnologica, digitalizzazione e nuovi paradigmi di cura stanno cambiando la professione: come intende guidare ANDI su questi temi garantendo al contempo qualità, etica e centralità del paziente?
L’innovazione tecnologica non è più un tema del futuro, è già dentro gli studi, nelle cure, nell’organizzazione e nel rapporto con i pazienti. Per questo ANDI ha una responsabilità precisa: governare il cambiamento, non subirlo.
Da un lato, dobbiamo sostenere concretamente i professionisti nell’adozione delle nuove tecnologie, attraverso formazione mirata, strumenti operativi e soluzioni che rendano l’innovazione davvero utile nella pratica quotidiana. I sistemi digitali già sviluppati dall’Associazione rappresentano una base importante, che va ulteriormente migliorata per essere sempre più accessibile, efficiente e vicina alle esigenze reali dei soci.
Dall’altro lato, dobbiamo mantenere un presidio forte su qualità, appropriatezza ed etica. La tecnologia è un mezzo, non un fine. Ha valore solo se migliora la qualità della cura, rafforza il rapporto con il paziente e aiuta il professionista a lavorare meglio, non se introduce complessità fine a sé stessa o logiche guidate solo dal mercato.
La centralità del paziente deve restare il criterio guida di ogni scelta. Ogni innovazione deve servire a migliorare la cura, non a snaturarla. In questo ANDI è chiamata a svolgere non solo un ruolo operativo, ma anche culturale: accompagnare i soci verso un modello di odontoiatria innovativo, sostenibile e sempre coerente con i valori fondanti della professione.




