MILANO – SARONNO
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n. 12 dicembre 2023
Ciao Stefano
Mesiodens

Facciamo 4 chiacchere sull’amalgama d’argento

Roberto Cornalba
Se c’è un argomento che suscita sempre interesse e curiosità e su cui non c’è chiarezza, è quello delle otturazioni dentali in amalgama d’argento. Si ricevono spesso dai ns. pazienti richieste di chiarimenti riguardo l’opportunità o meno se rimuovere le otturazioni in amalgama d’argento, materiale non più utilizzato per le ricostruzioni e le otturazioni dentali e se questa operazione sia da eseguirsi con particolari attenzioni alla salute sia del paziente, come degli operatori che la eseguono e con quali materiali le otturazioni rimosse debbano essere sostituite. L’amalgama d’argento è un materiale composito a matrice metallica usato in odontoiatria conservativa per otturazioni e ricostruzioni dirette. Gli elementi presenti nella sua composizione sono mercurio (45-50% circa del contenuto totale), argenti (~22-32%), stagno (~11-14%), rame (~6-9%), zinco(~2%). Comunemente le otturazioni ottenute con questo materiale vengono anche erroneamente chiamate piombature, nonostante la totale assenza di piombo.
Rimasto per molto tempo il materiale più utilizzato in odontoiatria conservativa negli ultimi decenni il suo uso è andato gradualmente declinando per ragioni estetiche, per la disponibilità di materiali alternativi, per l’inquinamento ambientale, e per alcuni timori legati a possibili problemi per la salute del paziente
Il mercurio è un elemento volatile e tende a liberarsi e ad essere parzialmente assorbito dal corpo per poi essere eliminato con le urine. Va detto che In media una persona che nella propria bocca ha 10 otturazioni in amalgama va incontro ad un assorbimento giornaliero 50 volte inferiore ai limiti di sicurezza stabiliti dall’OMS, ma già nel 1991 la WHO (World Health Organization) ha documentato come le otturazioni in amalgama rappresentino la prima fonte di mercurio nell’organismo e data la sua tossicità, la possibilità di agire sul sistema immunitario. Il successo dell’amalgama dentale nel campo odontoiatrico è legato ad una serie di caratteristiche favorevoli per l’utilizzo nella bocca: facilità di impiego, stabilità nel tempo, resistenza all’usura, possibilità di essere posizionato anche in presenza di umidità e fluidi organici. L’amalgama di fatto non è più impiegato, nemmeno per cavità ampie, ricostruzioni di denti da incapsulare o dove vi siano scarse motivazioni e necessità estetiche. Richiedeva inoltre una tecnica di preparazione del dente in quanto non in grado di aderire chimicamente ai tessuti dentali, quindi la ritenzione doveva essere necessariamente meccanica, con inutile sacrificio di tessuto dentale sano e con un sostanziale indebolimento della struttura residua, creando pericoli di fratture nel caso di ricostruzioni estese. Se da una parte la quantità di studi sempre più ampi effettuati sulla popolazione sembra confermare l’assenza di pericoli significativi legati alla presenza di amalgama, permangono comunque pareri che invitano a mantenere un atteggiamento critico verso questo materiale, facendo riferimento agli studi che individuano un collegamento tra la concentrazione di mercurio eliminato nelle urine e la sua presenza nella bocca. Questo atteggiamento è stato sostanzialmente recepito dagli organismi internazionali che si occupano di salute pubblica come l’OMS e UE nel quadro della limitazione all’uso del mercurio raccomandando materiali alternativi ormai largamente impiegati con successo, in particolare su soggetti potenzialmente vulnerabili come bambini e donne in gravidanza. Detto ciò, la rimozione delle amalgama dentali va sempre eseguita con particolare attenzione a che frammenti del materiale non vengano ingeriti e che i vapori generati nella bocca del paziente non vengano inalati ne dal paziente ne dagli operatori e che il materiale rimosso non finisca nella rete fognaria in quanto il mercurio contenuto e’ un inquinante pericoloso come tutti i metalli pesanti. A questo riguardo le attrezzature odontoiatriche devono essere provviste di uno speciale dispositivo montato sul riunito odontoiatrico, il separatore d’amalgama, per consentire la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei residui nocivi, tutto questo regolato da precise disposizioni di legge in materia di smaltimento di rifiuti potenzialmente tossici e pericolosi e che le strutture odontoiatriche sono obbligate a rispettare.

