Tecniche di stimolazione cutanea superficiale miorilassante, utili per l’ansiolisi, associate all’uso della lavanda come olio essenziale

    Superficial cutaneous stimulation techniques, used for the elimination of anxiety, with the use of essential lavender oil

    1960
    Meridiano del pericardio ed individuazione del punto P6
    Fig. 3 Meridiano del pericardio ed individuazione del punto P6
    Scopo del lavoro:

    Sempre più pazienti richiedono un approccio naturale nella prevenzione e terapia della sintomatologia ansiosa. Gli autori propongono un personale iter terapeutico che sfrutta l’uso dell’olio essenziale di lavanda e la digitopressione, adoperato quotidianamente con successo.

    Materiali e metodi:

    L’olio essenziale di lavanda è il principale protagonista. Nella nostra pratica clinica viene impiegato nell’aromaterapia e nei trattamenti di massaggio e digitopressione. Il suo elevato potere di penetrazione transcutanea gli consente di raggiungere in breve tempo il sistema recettoriale, garantendo un sollievo immediato sia degli stati d’ansia che di tensione muscolare. La facilità sia della sua reperibilità che della applicazione consente al paziente di eseguire l’autotrattamento comodamente a casa ogni volta che ne sente la necessità. Allo stesso modo gli autori dell’articolo insegnano la personale tecnica utilizzata con successo in ambiente odontoiatrico per l’ansiolisi del paziente difficile.

    Conclusioni:

    Dalla nostra esperienza abbiamo potuto constatare l’efficacia dell’impiego dell’olio essenziale di lavanda, sia in aromaterapia che per uso topico. Lo scopo dell’articolo è quello di diffondere l’utilizzo delle terapie naturali, affinché possano essere associate alle comuni pratiche e trattamenti in ambiente odontoiatrico, con gran appagamento sia per i pazienti che per gli operatori.

    L’articolo ha lo scopo di informare l’ambiente odontoiatrico riguardo l’utilità dell’impiego dell’olio essenziale di lavanda nella comune pratica clinica, sia come coadiuvante del rilassamento muscolare nella sintomatologia muscolo-tensiva che come ansiolitico nei casi di turbe emozionali negative facilmente riscontrabili nei pazienti ansiosi.
    Grazie agli studi di una nuova branca della medicina denominata PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia) è dimostrabile il nesso tra i due principali sistemi adattativi dell’organismo umano, da un lato la psiche e dall’altro la risposta endocrina e immunitaria. È proprio attraverso la stimolazione mediante tecniche naturopatiche specifiche con oli essenziali di diverse zone del corpo che si ottiene la riduzione dell’emotività pre, intra e post operatoria.
    Nel nostro studio, che da anni pratica e diffonde la visione olistica del paziente sia nella diagnosi che nella scelta terapeutiche, le tecniche naturopatiche trovano ampio impiego:

    • al primo approccio col paziente;
    • nell’ancoraggio alla poltrona tramite pratiche rilassanti ed ansiolitiche;
    • nei trattamenti post intervento per consentire una ripresa serena e, soprattutto, indolore.

    L’utilizzo degli oli essenziali è molto diffuso nella nostra professione quotidiana, in particolare in questo articolo parleremo dell’uso di uno dei più frequenti, l’olio essenziale di lavanda.

    L’olio essenziale di lavanda

    La lavanda è un arbusto sempreverde a fusti eretti, con foglie lineari e fiori molto profumati raggruppati in sottili spighe blu violette. Ne esistono diverse specie, tra cui la Lavandula angustifolia, Lavandula officinalis, Lavandula vera, etc. Appartiene alla famiglia delle Labiate, è originaria dell’Europa occidentale e meridionale e si trova in genere nei terreni aridi e sassosi a formare dei bellissimi cespugli. Sono piante che crescono in pieno sole e non hanno particolari esigenze; sono leggermente differenti a seconda delle diverse specie, ad esempio la Lavandula angustifolia è decisamente più resistente al freddo rispetto alle altre (1).
    Dai fiori della lavanda tramite la tecnica di distillazione in corrente di vapore si ricava un pregiatissimo olio essenziale.
    Questa tecnica estrattiva si basa sulla proprietà fisica degli oli essenziali di essere volatili, ossia facilmente vaporizzabili e trascinabili dal vapore acqueo. La pianta può essere utilizzata sia allo stato fresco, che allo stato secco. Si predilige impiegare la pianta fresca, raccolta al momento opportuno della giornata e nel suo tempo balsamico, quanto la concentrazione dei principi attivi al suo interno è massima. Il tempo che intercorre tra la raccolta della pianta e la sua distillazione deve essere il più breve possibile, per evitare l’alterazione e la dispersione dell’olio essenziale nel tempo di conservazione.
    Per l’estrazione è necessario servirsi di una fonte di calore e di un alambicco all’interno del quale verranno posti i fiori insieme all’acqua. Questo è collegato alla colonna di distillazione che convoglia il vapore e lo trasporta fino al refrigeratore nel quale avverrà il passaggio di stato da vapore a liquido. Quest’ultimo si raccoglierà nel decantatore, dove si distingueranno l’acqua aromatica e l’olio essenziale separati fra loro dal differente peso specifico (2).

    Il potere aromaterapico

    Dietro la capacità di percepire gli odori c’è un complesso meccanismo anatomo-fisiologico caratterizzato da un gran numero di recettori sensoriali distribuiti nella mucosa nasale. Tali recettori comunicano attraverso scambi ionici che consentono di trasferire l’informazione a un’estesa rete di neuroni coinvolta nel riconoscimento mnemonico degli odori. La memoria olfattiva è diffusamente distribuita a livello corticale, e il bulbo olfattivo è coinvolto in maniera significativa nel mantenimento di questo particolare processo, che viene a sua volta influenzato marcatamente dall’ambiente circostante e dalle emozioni: ecco perché alcuni odori si ricordano e altri no, e ancora spiega perché si collegano facilmente a precisi eventi vissuti, piacevoli o meno.
    Quando il profumo di un olio essenziale viene inalato, le molecole vengono assorbite a livello recettoriale e trasmesse tramite impulsi elettrochimici che viaggiano attraverso il bulbo olfattivo e il sistema limbico, detto anche “rincencefalo” (dal greco rhis, “naso”, ed enkèphalos, “cervello”), fino all’ipotalamo, che agisce come regolatore di importanti funzioni cerebrali e corporee (fig. 1).

    assorbimento recettoriale
    Fig. 1 Meccanismo di assorbimento recettoriale ed azione sottocorticale degli aromi.

    Gli stimoli possono così venire interpretati come messaggi rilassanti, euforizzanti, sedativi o stimolanti, e non solo, in quanto il sistema limbico è profondamente implicato nell’espressività emozionale. È dimostrato che attraverso gli impulsi che viaggiano a livello olfattivo può essere incentivata la produzione di noradrenalina e di serotonina, mediatori chimici di reazioni emozionali rispettivamente di tipo stimolante e rilassante (3).
    Oltre alla dimensione somatica dell’olio essenziale, rappresentata dalle sue peculiarità chimiche ed organolettiche, esiste una dimensione psico-chimica degli odori: tale dimensione per un olio essenziale è ben rappresentata dal suo specifico aroma (profumo), che gioca un ruolo comunicativo importante sia nel mondo vegetale che in quello animale. Così come attraverso le essenze i fiori attirano gli insetti impollinatori e gli animali delimitano il loro territorio con l’odore delle loro secrezioni umorali, noi stessi ogni giorno veniamo influenzati dagli odori sotto il profilo fisico, mentale e fisiologico (3).
    Il potere terapeutico di un olio essenziale è direttamente proporzionale alla sua velocità di evaporazione, che varia da sostanza a sostanza. Nel caso della lavanda, il tono, ossia il livello di volatilità, è considerato medio, ed ha la caratteristica di agire prevalentemente su metabolismo ed emotività (4).
    Uno studio clinico controllato randomizzato ha evidenziato che l’aromaterapia ha conferito un beneficio psicologico a breve termine su 10 pazienti oncologici, alleviando la loro sintomatologia ed agendo con effetti positivi sugli stati d’ansia (5). Trial clinici più recenti suggeriscono che tale effetto è realmente efficace nel controllo del dolore, dell’ansia e della qualità di vita nei pazienti ospedalizzati (6).

    Azione miorilassante

    L’azione sedativa della lavanda è stata ben documentata in esperimenti su animali da laboratorio. L’olio essenziale possiede effetti anticonvulsivanti, riduce l’attività motoria spontanea ed è inoltre in grado di prolungare la durata del sonno indotto dai barbiturici. Del suo meccanismo d’azione sono responsabili il linalono ed il linaline, molecole terpeniche rapidamente assorbite indipendentemente dalla via di somministrazione adoperata (orale, cutanea, polmonare).
    Queste sono oggetto principale della sperimentazione scientifica dell’ultimo decennio, in quanto si ritiene abbiano un ruolo modulatorio sulla neurotrasmissione glutammatergica (7).
    L’acido glutammico è il più diffuso ed importante neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale. La neurotrasmissione glutammatergica è coinvolta in svariate funzioni tra cui la percezione del dolore, della memoria e nel controllo della funzione motoria.
    Secondo la teoria eccitotossica, la scorretta funzione in senso di attivazione dei motoneuroni è causata dalla eccessiva neurotrasmissione glutammatergica, a sua volta incentivata da una diminuzione progressiva della funzione dei neuroni serotoninergici. La serotonina ha dimostrato un ruolo fondamentale nella tutela dei motoneuroni contro gli effetti deprimenti dell’acido glutammico, da qui è comprensibile come bassi livelli di serotonina possano indurre un eccesso di glutammato e costituire la causa iniziale ad esempio della patologia muscolo-tensiva. Per noi è importante quando tutto questo lo rapportiamo a livello cranico. È quindi importante avere le armi per riabilitare le funzioni serotoninergiche(8). È stato visto come l’olio essenziale di lavanda incrementi la produzione ed il rilascio di serotonina, con conseguente azione locale ed estrinsecazione dei suoi effetti benefici.
    Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Mashhad of Medical Sciences ha preso in esame 47 pazienti affetti da emicrania per testare gli effetti dell’olio essenziale di lavanda sulla loro condizione. Sono stati suddivisi in due gruppi, uno è stato sottoposto al trattamento mediante olio essenziale di lavanda ed il secondo, considerato un gruppo di controllo, è stato trattato con una soluzione priva di qualsiasi effetto terapeutico. Metà dei volontari hanno inalato la lavanda per 15 minuti, in maniera ripetitiva, nell’arco di due ore. Al gruppo placebo è stata fatta inalare paraffina liquida. I risultati hanno evidenziato un miglioramento netto della sintomatologia nel gruppo di pazienti sottoposto all’azione dell’olio essenziale di lavanda, a differenza del gruppo controllo che non ha riscontrato alcun progresso (9).
    Un altro studio ha indagato riguardo l’azione antiossidante dell’olio essenziale di lavanda nei ratti anziani. Questi sono stati sottoposti ad analisi per il dosaggio degli enzimi antiossidanti (SOD, GPX e CAT), del GSH e del marker del danno perossidativo MDA, poi trattati tramite un massaggio topico con olio essenziale di lavanda una volta al giorno per sette giorni consecutivi. Al termine del trattamento, si è potuto registrare un aumento dell’attività degli enzimi antiossidanti, del GSH e una riduzione della perossidasi lipidica con una diminuzione di MDA in circolo (10).

    Modalità e impiego in ambiente odontoiatrico

    In studio utilizziamo la lavanda sfruttando ogni potenzialità. È molto utile già nel primo approccio col paziente. Che esso sia ansioso o meno, l’aroma di lavanda presente negli studi rende l’ambiente accogliente ed accomodante. È essenziale che il paziente si trovi inconsciamente avvolto dall’aroma tale che i suoi sensi ricevano gli stimoli legati al rilassamento e all’ansiolisi, mediante i circuiti sottocorticali incoscienti (fig. 2).

    Diffusori per ambienti di oli essenziali
    Fig. 2 Diffusori per ambienti di oli essenziali.

    I metodi di diffusione possono essere vari, tramite utilizzo di vaporizzatori, deumidificatori, candele o bruciatori di oli essenziali. La scelta del mezzo tramite il quale propagare l’aroma è unicamente funzionale alla sua praticità. Nel nostro studio, ad esempio, usiamo porre poche gocce di olio essenziale in appositi vasettini per far si che l’aroma si propaghi immediatamente in tutto l’ambiente.
    Un altro metodo comprende l’utilizzo di specifici diffusori, che si servono del calore o dell’elettricità per propagare in maniera costante l’aroma, ma che allo stesso tempo causano una lieve alterazione dello stesso. Infatti, tali veicoli trasformano in parte la composizione chimica della molecola, andando a modificarne il profumo. È per questo, spesso, che una candela aromatizzata alla lavanda ha una fragranza diversa rispetto a quella del puro olio essenziale, ed ovviamente anche il loro potere d’azione ansiolitica risulterà differente, più blando nella diffusione tramite calore.
    Capiamo quindi che bisogna prestare attenzione nella scelta del metodo di diffusione, in quanto il rischio è che il profumo diventi acre e poco apprezzato, dando un effetto minore a quello benefico riconosciuto nell’arometerapia. Per lo stesso motivo è bene evitare di diluire l’olio essenziale di lavanda con acqua, a meno che non si adoperino delle diluizioni ben precise e si utilizzi un vaporizzatore spray. Avendo due pesi specifici nettamente diversi, le due componenti tendono a separarsi, e l’olio perde parte del suo potere aromaterapico.

    La tecnica di attaccamento alla poltrona

    Nel paziente odontofobico, sia bambino che adulto, adoperiamo la “Tecnica di attaccamento alla poltrona”, prassi che riserviamo ad ogni paziente che si sta per sottoporre ad un intervento chirurgico. Consiste nel praticare un lieve massaggio nella parte interna del polso lungo tutto l’avambraccio, servendosi di poche gocce di olio essenziale di lavanda. Il trattamento consente di sfruttare anzitutto il potere aromaterapico del fiore, che agendo a livello neurologico consente di regolarizzare il sistema nervoso autonomo tramite il sistema limbico, inducendo nel paziente uno stato di tranquillità e serenità interiore. A questo si associa l’efficacia del massaggio che genera uno stato di benessere per la sensazione di accudimento e rinforza il rapporto di fiducia tra operatore-paziente mediata dal contatto fisico diretto.
    La manovra si esegue prendendo l’avambraccio del paziente con la mano sinistra ed esercitando una leggera pressione col pollice della stessa mano su un punto che si trova a circa tre dita di distanza dalla piega interna del polso (fig. 3).

    Meridiano del pericardio ed individuazione del punto P6
    Fig. 3 Meridiano del pericardio ed individuazione del punto P6

    Secondo la medicina orientale, questo punto, conosciuto come P6, si situa sul meridiano del pericardio (11), ed ha la funzione di regolare per via riflessa la circolazione sanguigna, il fegato, lo stomaco e il diaframma, consentendo all’operatore di agire sul ritmo respiratorio del paziente portandolo ad una frequenza regolare equivalente al proprio, che dovrà essere rilassato ed equilibrato, così da instaurare una prima importante sintonia tra paziente ed operatore. Per quel che riguarda l’aspetto emotivo, il punto P6 è un importante riequilibratore spirituale: allevia la rabbia, l’ansia, il nervosismo, gli attacchi di panico, le fobie, le dipendenze e gli sbalzi d’umore (12).
    Chiediamo al paziente di scoprire l’avambraccio destro e liberarlo da monili. Lo porteremo il più possibile vicino a noi, mantenendo una distanza ideale che rispetti il rapporto operatore/paziente. Individuiamo il punto da trattare, a tre dita di distanza dalla piega del polso (punto P6). Sosteniamo il polso del paziente con la mano sinistra, effettuando una leggera pressione con il pollice per individuare il punto P6. Mettiamo 4 gocce di olio essenziale di lavanda nel punto individuato dell’avambraccio, e massaggiamo sino a completo assorbimento dell’olio (fig. 4).

    Digitopressione del punto P6
    Fig. 4 Digitopressione del punto P6

    Nella parte interna dell’avambraccio sono presenti tre punti Ryodoraku (La parola ryodoraku deriva da: “Ryo” che significa “buon”,“do” che significa “conduttore”, “raku” che significa “linea”) che andremo a stimolare col massaggio per rilassare il paziente. Il massaggio deve essere delicato e della durata di circa un minuto. L’olio essenziale di lavanda in caso di paura o agitazione verrà assorbito immediatamente dal paziente. In rari casi sprigionerà un odore acre, in questi casi è importante prolungare il tempo del massaggio finché l’aroma non acquisterà il suo profumo naturale e svolga i suoi benefici effetti (fig. 5) (13).

    Tecnica di attaccamento alla poltrona
    Fig. 5 Tecnica di attaccamento alla poltrona.

    Digitopressione e massaggio

    Sfruttando lo stesso principio del massaggio e della digitopressione, applichiamo sui nostri pazienti tecniche per alleviare le cefalee di natura muscolo tensiva, i dolori ai muscoli dell’articolazione temporo mandibolare (ATM) e le rigidità ai muscoli del dorso e del collo, insegnando loro le pratiche di auto-trattamento domiciliari così da poter intervenire autonomamente anche a casa, sia come esercizio quotidiano che al bisogno (fig. 6).

    Trattamento di digitopressione per cefalea muscolo-tensiva.
    Fig. 6 Trattamento di digitopressione per cefalea muscolo-tensiva.

    La digitopressione, o cura attraverso il contatto, tratta punti che sono collegati con varie parti, organi e ghiandole del corpo. Consiste nell’applicare una leggera pressione in tali punti con le dita, e se l’organo, la parte o la ghiandola sono affetti da qualche disturbo, il punto di contatto al quale essi sono collegati risulterà dolente, indicando così una perdita di energia in quella zona e facilitando il trattamento (14).
    Anche in questo caso vi associamo l’olio essenziale di lavanda. Basta porre una goccia sui polpastrelli delle dita indice e medio, e con queste esercitare una pressione via via crescente sui punti o sulla zona che il paziente riferisce dolorante. Un trattamento di pochi minuti spesso è sufficiente per trarre benefici immediati. Un’altra caratteristica dell’olio essenziale di lavanda è il suo elevato potere di penetrazione transcutanea, che gli consente di raggiungere in tempi rapidi organi profondi sottostanti al punto di applicazione ed esercitare effetti sistemici propagandosi per diffusione nei liquidi extracellulari, per giungere sino al sangue ed alla linfa (4).

    Conclusioni

    Abbiamo potuto constatare che l’impiego dell’olio essenziale di lavanda e delle tecniche naturali per la gestione dell’ansia e della paura, ma anche per allievare sindromi algiche, hanno un notevole successo nel nostro contesto di operatività, quale lo studio odontoiatrico.
    Grazie al suo potere aromaterapico e rilassante, l’olio essenziale di lavanda è possibile utilizzarlo sia vaporizzato negli ambienti che per uso topico. In entrambi i casi andrà ad agire sia sui recettori ansiogeni che direttamente sulle fibre muscolari per dare un’immediata sensazione di benessere e sollievo che può perdurare nel tempo se lo si integra nella propria quotidianità.
    Lo scopo di questo articolo è quello di far conoscere le tecniche ma soprattutto i risultati positivi riscontrati nella nostra pratica clinica, affinché le terapie naturali possano diffondersi e trovare ampio impiego non solo nel campo odontoiatrico, con grande soddisfazione degli operatori e dei pazienti, ma anche in altri ambiti sanitari e non.

    Bibliografia:
    1. http://www.riza.it/
    2. http://www.ideegreen.it/
    3. Alessandro Camporese. “Salute e benessere con gli oli essenziali”. Tecniche Nuove, luglio 2005.
    4. Christian Valnet. “Oli essenziali e aromaterapia”. Edizioni REI, 6 dicembre 2016
    5. Furnham A. “Why do people choose and use complementary therapies?”. Oxford: Butterworth Heinemann; 1996.
    6. Harnack L.J., Rydell S.A., Stang J. “Prevalence of use of herbal products by adults in Minneapolis/St.Paul, Minn, Metropolitan area.”Mayo Clin Proc 2001; 76:688-694.
    7. Francesco Capasso, Giuliano Grandolini, Angelo a.Izzo. “Fitoterapia. Impego razionale delle droghe vegetali”. Springer, 2006.
    8. Paolo Mainardi. “Alla ricerca dell’Una. Il ruolo del’’asse intestino cervello nelle patologie.” Libellula Edizioni.
    9. Eur Neurol. 2012;67(5):288-91. doi: 10.1159/000335249. Epub 2012 Apr 17. “Lavender essential oil in the treatment of migraine headache: a placebo-controlled clinical trial.” Sasannejad P1, Saeedi M, Shoeibi A, Gorji A, Abbasi M, Foroughipour M.
    10. Phytomedicine.2013 Mar 15;20(5):446-52.doi: 10.1016/j.phymed.2012.12.005. Epub 2013 Jan 23. “Neuroprotective effects of inhaled lavender oil on scopolamine-induced dementia via anti-oxidative activities in rats.”Hancianu M1, Cioanca O, Mihasan M, Hritcu L.
    11. http://www.laltramedicina.it/
    12. Michael Reed Gach, Beth Ann Henning. “Il libro della digitopressione per la cura dei problemi emotivi”. Edizioni Mediterranee.
    13. http://www.rivistaitalianaigienedentale.it/integrazione-e-supplementazione/
      Francis M. Houston. “Digitopressione. L’efficacia terapeutica dell’agopuntura senza aghi.”Edizioni Mediterranee, Luglio 1998.
    To cite:

    Doctor Os •  XXVIII 05 • maggio 2017