Un rapporto di Economist Enterprise, promosso dalla Federazione Europea di Parodontologia con il contributo di Curasept, evidenzia come la malattia parodontale influenzi negativamente potenza, resistenza ed equilibrio degli atleti.

Dai campi dei Mondiali di calcio alle vasche del nuoto, fino alle piste di atletica e ciclismo: la salute orale sta emergendo come una variabile chiave nella performance sportiva, tanto per gli atleti agonisti quanto per chi pratica sport a livello amatoriale. È quanto emerge da un recente rapporto di Economist Enterprise – divisione di ricerca di The Economist – che ha analizzato la letteratura scientifica più aggiornata sul rapporto tra salute orale e rendimento atletico.

I dati citati nel documento sono significativi: circa 9 atleti su 10 presentano patologie del cavo orale e oltre il 50% soffre di parodontite. Il rapporto sottolinea come il legame tra le due dimensioni sia bidirezionale.

Dalla parodontite alla performance: il ruolo dell’infiammazione sistemica

Secondo Leonardo Trombelli, presidente SIdP, la malattia parodontale determina un’infiammazione sistemica che rappresenta un fattore di rischio generale, particolarmente rilevante negli atleti, tra cui gengiviti e parodontiti risultano molto diffuse. L’infiammazione cronica associata alla parodontite può interferire con l’affaticamento muscolare e con l’interazione tra sistema sensomotorio e neuromuscolare, con possibili ripercussioni su tempi di recupero, potenza, resistenza ed equilibrio articolare e muscolare.

L’attività fisica intensa come fattore di rischio per denti e gengive

Il rapporto individua anche il percorso inverso: alcune condizioni tipiche della pratica sportiva possono favorire infiammazione gengivale ed erosione dentale. La riduzione del flusso salivare – legata a disidratazione e respirazione prolungata durante lo sforzo – priva i tessuti gengivali di una protezione naturale importante, innescando processi infiammatori che nel tempo possono evolvere in patologia parodontale.

A questo si aggiunge un fattore comportamentale diffuso: l’80% degli sportivi consuma bevande energetiche, spesso ad alta acidità e con elevato contenuto zuccherino. In un contesto di ridotta disponibilità salivare, gli zuccheri favoriscono la proliferazione batterica, mentre l’azione diretta degli acidi accelera l’erosione dello smalto.

Discipline specifiche presentano poi rischi aggiuntivi: negli sport in acqua, l’esposizione prolungata al cloro può irritare le mucose e alterare il microbioma orale; negli sport di contatto, l’uso del paradenti può prolungare il contatto degli acidi con le superfici dentali, mentre i microtraumi ripetuti ai tessuti molli rappresentano un ulteriore fattore di rischio per il cavo orale.

Prevenzione: la chiave per proteggere salute orale e performance

Trombelli indica nella prevenzione l’approccio più efficace: visite parodontali e controlli regolari, igiene orale corretta, adeguata idratazione durante l’allenamento e riduzione del consumo di bevande zuccherate sono le misure indicate per tutelare denti e gengive, con benefici che si riflettono sulla salute generale e sulla performance sportiva, sia per atleti agonisti sia per chi pratica sport a livello amatoriale.