Alla nascita siamo tutti dotati di intuito, dalla prima infanzia sino all’adolescenza. Prima di capire impariamo ad agire (o a reagire), e lo facciamo in base a quanto i nostri processi mentali si sono adattati all’ambiente in cui viviamo. Solo che man mano che cresciamo, le convenzioni sociali, gli stili di vita, l’educazione familiare, le schematizzazioni scolastiche, portano costantemente alla repressione di questo atteggiamento istintuale innato, affidandoci prevalentemente alla razionalità.
Passiamo dall’infanzia all’età adulta smettendo di usare il cervello sinistro a favore di quello destro, con il pensiero razionale che la fa da padrone. E iniziamo a lasciare perdere quella famosa sensazione “di pancia” che ci porta a voler fare quella cosa, senza sapere come e perché. Fatalmente abbandoniamo quella emozione che ci arriva quando siamo in collegamento con la parte più profonda e antica del nostro cervello, che ha sede nei centri sottocorticali, quella sensazione che nasce dalle nostre esperienze etiche ed emotive, positive e negative, che abbiamo processato nella nostra parte istintuale sin dalla nascita e quindi arricchito con lo studio consapevole e l’esperienza pratica e reale.
Passando al nostro settore, è chiaro che molte scelte che compiamo ogni giorno nella gestione del nostro studio odontoiatrico devono essere logiche e razionali. Sono quelle alla base della quotidianità della nostra professione, ma la mente dell’odontoiatra, se titolare dello studio, ha anche la necessità di avere dei momenti privati in cui ascoltare le sue intuizioni.
Questo perché essere sempre e costantemente efficienti porta l’odontoiatra a occupare ogni neurone della sua mente nella ricerca della perfezione di ogni dettaglio clinico relativo ai casi dei propri pazienti, compromettendo la possibilità di prendere le necessarie decisioni per l’innovazione della propria professionalità e del proprio studio, che nascono inevitabilmente dalla mente inconscia.

Solo che per decidere di vivere in maniera così anticonformista la professione, come anche la propria vita, è necessaria una importante dose di coraggio. Perché in alcuni momenti del suo processo di cambiamento, si troverà nella necessità di perdere per un attimo l’equilibrio delle proprie certezze, di quelle che nascono dalle convenzioni sociali e professionali legate all’essere conformista e inquadrato nello standard della massa.
Quando si decide di impostare nuovi traguardi innovando il proprio modo di pensare, bisogna sapere che a subirne le prime conseguenze saranno i nostri collaboratori e chi ci sta vicino, quelle persone spesso meno adese al cambiamento in quanto non consapevoli degli obiettivi vincenti che il titolare sta attuando, per il bene di tutti.
Da questo capiamo che il coraggio deve essere doppio (tab. 1):

Ma se noi abbiamo lavorato bene nel tempo precedente, circondandoci di persone che abbiamo selezionato per affinità e non per competenza, con i quali condividiamo successi e problemi, che si fidano incondizionatamente del nostro intuito, e che hanno imparato a conoscerci come apportatore di successi, allora il cambiamento sarà rapidamente raggiunto da chi ci sta ogni giorno al fianco nel nostro studio. In caso contrario rimarremo incancreniti nella gestione di una struttura che pian piano entrerà in crisi, e superato da chi ha deciso di voltare pagina e percorrere una nuova strada.

È palese quanto avviene nel mondo odontoiatrico attuale, in cui la generazione rampante dei colleghi trenta-quarantenni sta superando e soppiantando quelli che superati i 60 anni, in vista della agognata meta del pensionamento, hanno tirato i remi in barca e cercano di sopravvivere senza investire un euro nella propria struttura o in se stessi, ma lamentandosi del calo della pazientela conseguente.
C’è una importante presa di consapevolezza che chi vuole migliorare la propria vita deve fare. Per liberare il nostro potenziale e raggiungere l’eccellenza in ogni ambito, sia personale che professionale, dobbiamo utilizzare l’incoscienza educata. Imparare a lasciarsi andare, seguire il proprio istinto, superare i limiti della razionalità e agire con la spontaneità di un bambino è un processo che richiede pratica, perseveranza e, come abbiamo già visto, una mente aperta al cambiamento e tanto coraggio.
Quando un musicista esegue un brano, per esempio, deve emanciparsi dalla coscienza razionale e lasciarsi andare all’esecuzione per raggiungere il successo.
Questo concetto di “incoscienza educata” è applicabile anche nel campo odontoiatrico, in cui oltre l’80% delle decisioni più importanti e che fanno fare il giro di boa viene preso sulla base di slanci emotivi piuttosto che sulla pura razionalità legata al mantenimento del controllo dell’esistente.

San Francesco d’Assisi diceva: “Comincia a fare ciò che è necessario, poi ciò che per te è possibile, e senza rendertene conto avrai fatto l’impossibile”.
Questo pensiero ci insegna che il primo passo verso il successo è iniziare dalle piccole cose, costruite sulla base di ciò che possiamo fare e lasciare che la pratica e la costanza ci portino a raggiungere obiettivi che sembravano irraggiungibili.
L’incoscienza educata è il frutto di un esercizio ripetuto, coscientemente pianificato e valutato criticamente, che permette di passare da una prestazione consapevole a una esecuzione automatica e spontanea. Ognuno di noi ricorda la prima terapia canalare, il primo impianto, i primi brackets, quanto abbiamo studiato per farlo, e quanto tempo poi abbiamo impiegato a concludere l’operatività, e che sudata!
E ripensandoci dopo 10, 20, 30 anni, mentre adesso eseguiamo la stessa prestazione, ci meravigliamo per la facilità e rapidità con cui, a mente serena, concludiamo la seduta in scioltezza.
Per sviluppare l’incoscienza educata è necessario iniziare quindi con l’apprendimento volontario e consapevole. Questo apprendimento, ripetuto e perfezionato, passa gradualmente dalle strutture cerebrali razionali a quelle incoscienti, diventando parte naturale e spontanea del nostro bagaglio individuale. Si tratta di un processo che porta alla formazione di nuovi circuiti sinaptici specializzati che permettono di eseguire eccellenti prestazioni fisiche o mentali in modo automatico. Quello che il dottor Federico Tirone dice: “lavorare a mente spenta”.
La pratica costante, consapevole e di alto livello è quindi l’unico fattore che predispone alla realizzazione delle nostre mete, sia in campo professionale che personale, portando a un miglioramento costante in ogni aspetto della nostra vita.
Per sentirci liberi nel praticare quanto visto è necessario eliminare le persone che ci demotivano, ci criticano o disapprovano in maniera più o meno velata questo modo di intendere la nostra formazione di vita. È essenziale invece circondarsi di persone che condividono i nostri valori e obiettivi.
Per vivere al massimo delle nostre potenzialità, dobbiamo quindi vigilare alla porta della nostra mente, ammettendo solo le informazioni di migliore qualità e allontanando chi o cosa cerca di obbligarci ad agire contro i nostri valori e le nostre certezze più intime. Abbiamo visto quanto sia importante prendersi cura di noi stessi, perché solo volendoci bene potremo voler bene agli altri.

È fondamentale quindi sentirsi causa della propria vita, assumersi le proprie responsabilità nel cambiamento e innovazione e impegnarsi per correggere i propri errori. Che fatalmente ne conseguono.
L’autocritica positiva deve essere la spinta propulsiva che apre le porte al cambiamento, aiutandoci a conoscere meglio noi stessi e a sviluppare le nostre potenzialità.
In questi ultimi anni molti odontoiatri che inizialmente si consideravano solo operatori sanitari della bocca hanno imparato a vedere loro stessi anche come imprenditori della salute. Questo cambiamento di visione ha permesso loro di crescere come individui e come professionisti, ottenendo importanti successi personali e lavorativi.
Per raggiungere l’eccellenza abbiamo visto che è necessario seguire alcune regole pratiche di predisposizione mentale e di azione quotidiana (tab. 2):

Chi intraprende questa strada ha ben inteso che il cambiamento deve essere cavalcato, e non combattuto, perché solo liberandoci dalle catene che ci legano a un sistema conformante potremo realizzare il nostro pieno potenziale e vivere una vita piena e appagante.
Questo accade quando si trova il tempo per vivere al meglio la propria vita, con coraggio, seguendo il cuore e le sue intuizioni.
Quando la mente è libera da distrazioni, emergono le migliori idee. Questo può accadere durante la notte, al cinema, visitando un museo o mentre si gode un bel panorama.
Sta a noi riappropriarci di queste occasioni, ricavando nella nostra agenda, ore, giorni, serate, fine settimana per dare spazio alla nostra parte creativa, quella che ci condurrà a compiere scelte vincenti.
Perciò, viviamo con passione, ascoltando il nostro cuore e lasciando che l’intuito ci guidi verso il successo.



