Ugo Pasqualini, pioniere dell’osteointegrazione

Ugo Pasqualini (1922-1998)
Ugo Pasqualini (1922-1998)

Ugo Pasqualini nacque a Bolzano nel 1922; si laureò in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Modena nel luglio del 1948.

Appassionatosi di chirurgia orale e di odontoiatria, con particolare riguardo alla protesi, si recò in Austria, alla Zahn- und Kieferklinik dell’Università di Innsbruck, alla scuola del prof. K. Haüpl, dove nel 1950 si specializzò in odontoiatria.

Conseguì successivamente la libera docenza in clinica odontoiatrica presso l’Università di Modena e fu per venticinque anni (1966-1991) insegnante di clinica protesica e maxillo-facciale presso la scuola di specializzazione di tale università, diretta dal prof. Benito Vernole.

Fu direttore scientifico della rivista “Odontes” dal 1952 al 1955; in seguito, nel 1957, venne nominato membro del consiglio direttivo della “Commissione per lo studio della stomatologia psicosomatica” istituita presso la clinica odontoiatrica dell’Università di Pavia diretta dal prof. Silvio Palazzi.

Vincitore nel 1962 del premio “Campione d’Italia” per la migliore relazione scientifica presentata al congresso italo-svizzero di odontoiatria, dal 1970 al 1985 fu membro del consiglio direttivo della ANIO (Associazione nazionale implantoprotesi orale, presidente prof. Oscar Hoffer, all’epoca direttore della clinica odontoiatrica dell’Università di Milano)

Fu segretario culturale AMDI (Associazione medici dentisti italiani) di Milano dal 1975 al 1978. Membro del direttivo GISI (Gruppo italiano studi implantari), diretto da Giordano Muratori, dal 1970 al 1996.

Fu infine presidente SOMECOI (Società medico chirurgica di odontoiatria Implantoprotesica) dal 1983 al 1998.

Da un punto di vista scientifico fu autore di 71 pubblicazioni fra le quali spicca il trattato “Le patologie occlusali. Eziopatogenesi e terapia” (Milano, 1993).

Partecipò, in qualità di relatore, a tutti i principali congressi internazionali di implantoprotesi, presentando lavori istologici sulle lame alla Royal Society of Medicine di Londra.

Ugo Pasqualini ha scritto il libro "Le patologie occlusali. Eziopatogenesi e terapia".
Ugo Pasqualini ha scritto il libro "Le patologie occlusali. Eziopatogenesi e terapia".

All’Università di Zurigo ha tenuto corsi teorico-pratici di chirurgia implantare sotto la direzione del prof. Hugo Obwegeser. I medesimi corsi vennero in seguito presentati nelle più prestigiose sedi americane, tedesche e spagnole.

Ha tenuto corsi di formazione post-universitaria su argomenti inerenti a implantologia, gnatologia, protesi e chirurgia parodontale.

Ha depositato numerosi brevetti inerenti alle morfologie implantari e alle connessioni protesico-implantari.

Fino al’anno della sua morte, avvenuta nel 1998, esercitò la libera professione nel suo studio di Milano assieme al nipote Marco che attualmente ne continua l’opera.

Eccelse come ricercatore: a partire dal 1957 iniziò una serie di studi su modello animale sulle reazioni tissutali dopo posizionamento di 91 impianti endossei, i cui risultati furono pubblicati alla fine del 1962 sulla Rivista italiana di stomatologia, in collaborazione con la clinica odontoiatrica e l’istituto di anatomia patologica dell’Università di Modena, insieme all’istituto di patologia speciale e clinica chirurgica veterinaria dell’Università di Milano).

Pasqualini utilizzò materiali di cui aveva precedentemente controllato la biocompatibilità (tantalio e vitallium).

Le conclusioni furono che “gli insuccessi di molti precedenti tentativi di impianto andavano attribuiti all’uso di materiali inadatti, dimostrando che le inclusioni ossee di sostanze biocompatibili e non comunicanti con l’esterno venivano perfettamente osteoincluse. Stabilito che il vitallium chirurgico, una lega in cromo-cobalto-molibdeno, priva di berillio anche in tracce, era il materiale che di per sé non avrebbe potuto provocare insuccessi, nella seconda ricerca vennero eliminati altri materiali che risultarono tossici per l’organismo (…).Questa prima ricerca confermò che gli insuccessi di molti precedenti tentativi di impianto andavano attribuiti all’uso di materiali inadatti, provando che i materiali biocompatibili venivano perfettamente osteoinclusi”.

Fu uno studioso rigoroso, che anticipò di molti anni l’attuale orientamento implantoprotesico, spaziando dagli impianti a due tempi a quelli a carico immediato, senza alcun interesse se non quello del progresso della scienza.

Alle sue ricerche si deve la priorità scientifica del principio dell’osteogenesi riparativa (osteointegrazione).

Nel 2008, nel decennale della morte, uscì postumo, per i tipi della casa editrice Ariesdue, il volume “Clinica Implantoprotesica”, curato dal nipote Marco, in cui è esposto tutto il suo pensiero.

È l’unico trattato di implantologia ad essere indicizzato su PubMed Medline.

Di questo volume l’autore del presente articolo scrisse il capitolo relativo della storia dell’implantologia.