Il senso dell’innovazione non può essere il semplice acquisto di nuove tecnologie

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investimenti in tecnologia

Quando si sente parlare, in generale, del fallimento di progetti innovativi, si nota subito una costante: il comune denominatore, che è basato sulla mancanza di un metodo.

Oramai è sin troppo evidente e sotto gli occhi di tutti che è semplicistico pensare di acquistare, come concetto, innovazione per il proprio studio solo perché qualcuno ci suggerisce che l’innovazione è alla base del successo, perché non basterà! Sarebbe infatti un errore acquistare “fettine” di non meglio precisate tecnologie innovative, fiduciosi di poter arrivare facilmente al successo, approfittando magari anche del fatto che c’è ancora un vantaggio/bonus fiscale per tutto il 2020.

Se voglio che i miei investimenti in tecnologia mi supportino nel tempo per arrivare al successo, mi serve prima di tutto un metodo che dia una forma sistematica alla mia necessità di introdurre dell’innovazione tecnologica nel mio studio, perché oggi non posso più permettermi di sbagliare scelta. Infatti, una scelta sbagliata non provoca solo un inutile dispendio economico in momenti in cui la liquidità è salute, ma provoca anche e sempre più spesso un disallineamento organizzativo che, generando insufficiente sinergia nel team, limita l’efficacia dell’investimento effettuato.

Una scelta sbagliata non provoca solo un inutile dispendio economico in momenti in cui la liquidità è salute, ma provoca anche e sempre più spesso un disallineamento organizzativo che, generando insufficiente sinergia nel team, limita l’efficacia dell’investimento effettuato

Che fare? Nel dubbio, rimango alla finestra e non investo. Risposta sbagliata!
I prodotti tecnologici sul mercato ci sono e sono tanti e sono per lo più affidabili, ma ancora prima del prodotto, cosa è necessario che io mi assicuri? Mi serve il supporto di qualche esperto della distribuzione nel dentale che, dotato nei fatti di una forte competenza, sia in grado di supportare me ed il mio studio per analizzare la complessità dell’innovazione attraverso un percorso di fasi e compiti strettamente controllati. Bisogna infatti che qualcuno, con me e per me, scomponga il problema con dati quantitativi, da incrociare con le aspettative qualitative dell’odontoiatra, con l’obiettivo di integrarlo in una progettualità unificata.

È difficile che uno studio odontoiatrico acquisti tutta la tecnologia esistente sul mercato in un colpo solo, perché, sempre più spesso, vedo che la crescita innovativa dello studio è prevista in un piano di crescita pluriennale che porterà lo studio a cambiare nel tempo i suoi processi, per offrire prestazioni che soddisfino sempre di più il paziente ed offrano benessere a lui ed a chi vive lo spazio dello studio professionale

Ci mancava anche la variante degli acquisti di tecnologia differita negli anni, che, già di suo, cozza contro l’innovazione stessa per la continua introduzione di nuove macchine e modelli. Ecco che ritorna la tentazione di rimanere alla finestra: ma questa è sempre e comunque la scelta sbagliata.

Quand’ecco che rispunta il metodo che mi dice che il problema non sono più le macchine, se,con il mio consulente, ho scelto di operare imperniato su un progetto sartoriale, cucito sulle mie misure, che è ininfluente alle variabili che interverranno negli anni rispetto al progetto originale, ed ecco allora che sono finalmente certo di non buttare via tempo, energie e denaro.

Proviamo a tradurre in pratica il concetto: il problema non si pone se immaginiamo di voler e poter acquistare in un’unica soluzione una CBCT, unitamente ad uno scanner intraorale e ad un chairside, con anche un laser, diverso da quello a diodi che ovviamente già si possiede in studio. Siamo certi che le attrezzature tradizionali dello studio, quelle sulle quali siede quotidianamente il paziente con i relativi accessori, sono quasi nuove ed in ottimo stato manutentivo per cui reggeranno, senza crearci grossi problemi, la durata di un contratto leasing di quarantotto mesi o, forse, anche di sessanta mesi (5 anni) se non addirittura di settantadue mesi (6 anni)?

Se così fosse, è il momento magico, perfetto che tutti desiderano, perché ovviamente si concretizza tutto e subito con un unico interlocutore, il quale fornirà tutte le macchine sopra indicate che, senza ombra di dubbio, dovranno funzionare e colloquiare tra di loro, mentre io avrò anche una scolarizzazione di primo e secondo livello che, essendo un servizio è a parte ed a pagamento e non rientra nella trattative sulle macchine.

In pratica, invece, succede che nella maggior parte dei casi, prima si acquista una sola di queste tecnologie, oculatamente e con un leasing o un renting, poi se ne aggiunge una seconda e quindi si arriva finalmente all’agognato ultimo acquisto di tecnologia, con un terzo leasing. Se tutto va bene, siamo sui 12 anni dal primo acquisto. Ecco quindi la necessità del metodo che abbiamo citato all’inizio di questo articolo che deve accompagnare lo studio professionale nello sviluppo della sua trasformazione verso il digitale, abbracciando sia la dimensione tecnologica che quella temporale, in un’unica prospettiva di un modello di business.

Sul mercato, per quanto poche siano, già esistono figure di questo tipo nel mondo della distribuzione che, con competenza, sono in grado di sostenere l’odontoiatra nell’individuazione di percorsi completi e sostenibili, permettendogli di integrare le varie tecnologie nel tempo, garantendo successo nella digitalizzazione dello studio che arriverà ad innescare dinamiche di innovazione continua.

È chiaro che solo in questo modo il digitale costerà meno di quanto si immagini, pur dovendo pagare per un servizio che non si sospettava esistesse ma che è indispensabile per approdare in tempi corretti alla digital innovation, non sbagliando le scelte, accorciando la curva di apprendimento e recuperando il gap tecnologico nei confronti di quei colleghi che con la tecnologia lavorano appieno da oltre un decennio.