Studi di settore, superati o no?

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SONO SUPERATI GLI STUDI DI SETTORE?

L’abbandono degli studi di settore era stato previsto con l’introduzione degli Indicatori sintetici di affidabilità (ISA). È l’art.7-bis del DL 193/2016 che prevede che i nuovi indicatori:

  • sostituiscano i già noti studi di settore;
  • siano collegati a più livelli di “premialità” per i contribuenti affidabili.

Tuttavia questo passo non è stato ancora compiuto dal Fisco ma, a meno di ripensamenti derivanti da decisioni politiche, questa procedura continua ad andare avanti.

Infatti l’Agenzia delle Entrate, già dal mese di maggio, ha programmato riunioni per definire i passaggi agli indicatori citati (ISA), dapprima riguardanti le macrocategorie e, man mano, con un calendario fitto fino a fine anno, coinvolgerà le singole categorie.

Sicuramente un passaggio che cerca di superare le criticità degli studi di settore avvicinandosi verso un nuovo rapporto fisco-contribuente.

Il nuovo strumento dovrebbe essere utilizzato come base per l’individuazione dei contribuenti da sottoporre a controllo e non come strumento di accertamento.

Dal 2013 e fino al 2016, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, si assiste ad una diminuzione in termini di incidenza dei controlli su studi medici rispetto al totale dei controlli effettuati sulla base degli studi di settore.

C’è anche da ricordare che la stessa Corte di Giustizia europea è stata chiamata a decidere, su attivazione dell’Agenzia delle Entrate, in un contenzioso con un contribuente (che si era visto ricostruire l’Iva dovuta sulla base dell’accertamento induttivo con Studi di settore).

L’avvocato generale, Nils Wahl (svedese), nella causa C-648/16 evidenzia come la scelta da parte di uno Stato membro di utilizzare strumenti quali gli studi di settore possa essere allocato nel margine di discrezionalità che la direttiva Iva riconosce agli Stati nell’individuare percorsi per sanzionare appropriatamente e riscuotere i tributi dai contribuenti che potrebbero non aver dichiarato le reali basi imponibili su cui calcolare l’imposta.

L’esigenza, quindi, di differenziare il comportamento del Fisco tra contribuenti “affidabili” e non con regimi premiali per i primi è sempre più sentita per favorire la compliance fiscale.

Si spera nell’introduzione degli ISA già a partire dall’anno d’imposta 2018.