Le nuove strategie del Fisco per i controlli ai contribuenti nei prossimi 12 mesi

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Anche quest’anno l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare (n. 19/E dell’8 agosto 2019) con cui chiarisce ai vari funzionari e alle sedi territoriali le modalità e le tipologie di controllo da effettuare nei prossimi 12 mesi.

Sapere quali siano le strategie dell’Agenzia delle Entrate può essere utile non solo per valutare con maggiore attenzione eventuali posizioni di rischio ma, soprattutto, per precostituire documenti, o prove in genere, che possano tornare utili in futuri controlli.

L’importanza di prevedere il comportamento dell’Amministrazione finanziaria è inoltre legata all’abitudine dell’Agenzia delle Entrate di effettuare verifiche su periodi d’imposta antecedenti di 4 o 5 anni.

Alcuni concetti e linee guida rimangono da qualche anno una costante, quali ad esempio:

  • utilizzo congiunto di banche dati e strumenti informatici finalizzati a una migliore selezione di settori particolarmente a rischio o comportamenti genericamente sospetti;
  • abbinamento delle risultanze dei programmi informatici con la valutazione soggettiva dei funzionari che dovranno tenere in considerazione le motivazioni del contribuente, espresse soprattutto nella fase di contraddittorio;
  • la concentrazione su fenomeni evasivi veramente rilevanti, evitando di soffermarsi su violazioni meramente formali e cercando di valutare il quadro di insieme del contribuente.

Tuttavia, l’anno 2019 ha visto la rivoluzionaria introduzione della fatturazione elettronica, un sistema che consentirà, soprattutto negli anni a venire, di generare quantità di dati, tendenze e analisi davvero impressionanti sui comportamenti dei contribuenti. Si fa un gran parlare di machine learning, big data e intelligenza artificiale, ebbene, queste nuove tecnologie potranno essere sicuramente utilizzate anche dall’amministrazione finanziaria che, come si anticipava, ora possiede una mole veramente ampia di dati su tantissimi aspetti della vita dei contribuenti italiani.

Per fare degli esempi pratici, saranno automaticamente segnalate le incongruenze tra i ricavi dichiarati da un contribuente (che fattura per ipotesi 1.000) e i costi dedotti da un altro contribuente (che deduce per ipotesi 10.000) piuttosto che saranno evidenziati comportamenti sospetti che prendono vita, casualmente, verso la fine del periodo d’imposta (quali variazioni nella dicitura di fatture, note di credito, etc.).

Come noto però, la fatturazione elettronica riguarda solo i contribuenti italiani e quindi, per evitare che i fenomeni evasivi o di frode venissero semplicemente traslati all’estero, l’amministrazione finanziaria concentrerà parte dei propri controlli proprio sulle prestazioni di servizi che provengono dall’estero (attraverso l’esterometro Sempre i rapporti con l’estero saranno oggetto di particolare attenzione per i patrimoni detenuti da privati al di fuori dell’Italia, verificando il corretto adempimento degli obblighi dichiarativi e di monitoraggio fiscale, ossia l’obbligo di segnalare le attività presenti all’estero anche se non immediatamente produttive di reddito).

Questi ultimi due aspetti non dovrebbero preoccupare la categoria odontoiatrica in quanto nella prassi abbastanza rari nel settore, così come i comportamenti di evasione o frode Iva, principale obiettivo di contrasto della fatturazione elettronica.

Le linee guida dell’Agenzia che possono interessare il settore dentale

Escludendo i cosiddetti grandi contribuenti (imprese che fatturano più di 100 milioni di euro all’anno) o le imprese di medie dimensioni (che partono da 5.164.568 euro di fatturato annuo e arrivano fino a 100 milioni di euro), che spesso hanno attività anche internazionale, le strategie dell’Agenzia delle Entrate si dividono a questo punto in tre grandi categorie:

  1. imprese di piccole dimensioni (che arrivano fino a 5.164.568 euro di ricavi annui) in cui sono praticamente incluse tutte le società odontoiatriche, i cosiddetti centri dentali in forma societaria, e le società tra professionisti;
  2. i professionisti (intesi come partite IVA individuali, sia collaboratori che titolari di Studio, gli Studi associati e i contribuenti con il regime forfettario) senza alcun riferimento ai limiti dimensionali;
  3. i privati cittadini, monitorati per il loro tenore di vita e gli eventuali comportamenti sospetti (denaro contante o disponibilità estere).

Una categoria che sarà oggetto di particolare attenzione sarà quella dei contribuenti che hanno aderito, o già aderivano, al regime forfettario (valido per chi fattura fino a € 65.000 all’anno), con due principali finalità: la prima sarà quella di verificare l’effettiva presenza dei requisiti necessari ad aderire a questo regime di vantaggio, mentre la seconda sarà quella di verificare i contribuenti che deducono costi rilevanti provenienti da questi soggetti che, lo ricordiamo, non sono tenuti per legge ad emettere fatture elettroniche e quindi potrebbero, secondo la logica di sospetto dell’amministrazione finanziaria, celare comportamenti di evasione o frode.

Per ognuna di queste categorie vi saranno organizzazioni diverse preposte al controllo, anche se, nella prassi operativa, la categoria 1) e la categoria 2) subiranno di tipologie di controllo abbastanza simili che si vedranno in seguito. La categoria 3) invece sarà oggetto di controlli di tipo diverso, anche grazie allo scambio di informazioni con un numero sempre crescente di Stati esteri (da tenere ben a mente qualora si pensi di aggirare i controlli italiani spostando le disponibilità all’estero).

I controlli su piccole imprese e professionisti

Se escludiamo i casi di utilizzo di crediti IVA in compensazione (cosa che in linea teorica può capitare ma è veramente rara nel settore dentale) così come l’utilizzo di acquisti da soggetti che non presentano la dichiarazione dei redditi (i c.d. evasori totali) o che non versano le imposte, che quindi risultano particolarmente sospetti, le situazioni che possono innescare un approfondimento da parte del Fisco sono sostanzialmente quattro:

  1. presenza di elevato importo dei costi cosiddetti residuali (ossia quei costi generali non legati a personale dipendente, collaboratori odontotecnici, ammortamenti di beni strumentali, acquisti di materiale dentale). I costi residuali sono inseriti nel rigo RE19 della dichiarazione dei redditi (per i professionisti) e includono, ad esempio, la parte deducibile delle spese di manutenzione dei telefoni, la parte deducibile delle spese connesse ad autovetture e ciclomotori, la parte del deducibile le spese connesse agli immobili utilizzati anche per la vita privata (c.d. uso promiscuo), la parte deducibile dell’IRAP e dell’IMU, nonché i costi relativi all’assicurazione professionale. La logica secondo cui un elevato valore di costi residuali risulta una circostanza sospetta è quella che possano essere inseriti valori più alti di quanto realmente sostenuto o costi in realtà non inerenti all’attività professionale o di impresa, e pertanto non deducibili.
  2. Acquisti, di ammontare sopra la norma, effettuati da consulenti che utilizzano un codice attività (il c.d. codice ATECO) residuale, ossia non fanno parte di professioni o attività d’impresa normalmente “riconosciuti o inquadrati” (ad esempio consulenti di impresa variamenti intesi, diversi da commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, etc.). La logica sottostante a questa idea, che potrebbe sembrare una stranezza, è quella di sospettare nuovamente la fittizietà di queste prestazioni di consulenza che potrebbero correre il rischio di essere “gonfiate”. Si spera che a riguardo l’amministrazione finanziaria contestualizzi le singole realtà e soprattutto non pretenda formalizzazioni o contratti particolarmente articolati, dove nella prassi ci si affida ad accordi verbali.
  3. Anomalie rilevanti evidenziate dai nuovi ISA (la riedizione dei precedenti studi di settore) sulla cui affidabilità, soprattutto per questo primo anno di applicazione, ci sono fortissimi dubbi allo stato attuale di redazione del presente articolo.
  4. La presenza di bassa redditività (ossia utili percentualmente ridotti rispetto al totale dei compensi o ricavi) anche a fronte di ricavi (o compensi) costanti o in crescita nel tempo. Anche in questo caso, ci si augura fortemente che l’Amministrazione finanziaria non si fermi al mero dato statistico, ma analizzi il caso concreto. Si potrebbe effettivamente avere una bassa redditività del singolo professionista o della singola società per i più svariati motivi: nuovi investimenti di rilevante ammontare, volontà di allargare la propria pazientela a discapito della redditività di breve periodo, operatività in zone con prezzi particolarmente contenuti, mancato controllo di gestione, volontà di ridurre il proprio operato a favore di collaboratori o dipendenti.

L’evasometro

Un nuovo strumento in sperimentazione, quindi non ancora operativo, è il cosiddetto “evasometro”.

Questo strumento, che riguarda tutti, andrà ad utilizzare prioritariamente i dati a disposizione dell’amministrazione finanziaria a livello centrale e farà riferimento principalmente ai conti bancari degli italiani. Il software incrocerà i dati contenuti nei conti correnti, quali i saldi e i movimenti in ingresso e in uscita, con quelli contenuti nella dichiarazione dei redditi ossia il reddito netto ma, potenzialmente anche il fatturato ed i costi complessivi. Che i conti correnti fossero già noti al e monitorati dal Fisco non rappresenta certo una novità, la differenza risiede invece in un approccio automatizzato e che ha la finalità di evidenziare i contribuenti anomali per poi valutare se effettuare un controllo di merito o meno.

Una prima, anche se grossolana evidenziazione potrebbe sorgere qualora il reddito del contribuente non risulti in linea con alcune spese già conosciute dal Fisco (spese “tracciate”) e la differenza tra il totale delle entrate sul conto e il totale delle uscite. Per fare un esempio semplice, se il reddito dichiarato ammonta ad esempio a € 60.000 e il saldo di fine anno del conto ammonta a € 50.000 ma le uscite nel corso dell’anno ammontano a € 200.000 ci potrebbe essere un’anomalia. Ciò detto, queste operazioni aritmetiche (effettuate automaticamente dal software) devono essere interpretate con flessibilità e intelligenza da un essere umano che analizzi la situazione in modo neutrale e non capzioso.

In pratica quindi i consigli sono quelli di distinguere bene il proprio conto dell’attività professionale rispetto a quello della propria vita privata o familiare. Conservare l’eventuale documentazione attestante donazioni o disinvestimenti rilevanti che potrebbero pacificamente spiegare uno scostamento rilevato da questo strumento informatico. Sarà poi importante capire quando questo scostamento diventerà rilevante rispetto al mix di: giacenza media sul conto corrente, flussi in entrata mensili, flussi in uscita mensili, saldo iniziale e saldo finale dei vari conti.

Ci permettiamo di segnalare qualche dubbio sull’utilità dello strumento in quanto non è in grado di individuare chi sottofattura (volgarmente fa “nero”) che, per aggirare facilmente questo strumento, potrebbe utilizzare il contante come “un circuito alternativo” senza passare dai conti correnti.

Forse l’unica utilità dello strumento potrebbe essere quella di evidenziare l’assenza di uscite dai conti correnti bancari per pagamento di spese che invece risultano tracciate, e quindi note, al Fisco. In sostanza potrebbe evidenziare il pagamento di spese attraverso contanti che non risultano prelevati dal o dai conti correnti. Ma anche in questo caso, l’interpretazione delle informazioni fornite dallo strumento deve essere molto cauta; infatti, l’assenza di prelievi di contanti da parte di un contribuente non per forza evidenzia la disponibilità di denaro contante non versato sui conti correnti. Tale circostanza potrebbe semplicemente essere indicativa di un’abitudine del contribuente ad utilizzare esclusivamente strumenti di pagamento elettronici, come peraltro accade nella stragrande maggioranza degli altri Paesi europei.

I controlli sui contanti

Un ultimo strumento che l’amministrazione finanziaria avrà a sua disposizione dal 1 settembre 2019 sarà quello delle segnalazioni automatiche da parte degli intermediari finanziari (banche incluse) delle movimentazioni mensili di contanti sui vari conti correnti.

Saranno infatti segnalati obbligatoriamente i prelievi o i versamenti di contanti superiori a € 10.000 mensili. Sul fronte dei prelievi di contanti il consiglio spassionato è quello di limitarli il più possibile, se non per situazioni in cui la moneta elettronica non è accettata (circostanza che in teoria dovrebbe essere sempre più rara visto l’obbligo generalizzato di dotarsi di POS). Peraltro non è stato variato il limite per le transazioni pagabili in contanti che rimane sempre quello di € 3000 per operazione.

Sul fronte invece dei versamenti, nel settore odontoiatrico l’utilizzo del contante è ancora molto comune da parte dei pazienti, pertanto non si dovrà temere di effettuare versamenti di contanti. Ci si dovrà però ben preparare nel conservare una chiara giustificazione che abbini i versamenti di contanti con le fatture regolarmente emesse ai pazienti. A tal fine può essere estremamente utile la contabilità ordinaria (che tiene in considerazione i movimenti bancari e della cassa). Per lunga esperienza sul campo, possiamo consigliare ai lettori di versare esattamente la somma delle fatture incassate dai pazienti in contanti in un determinato periodo (se possibile non troppo lungo). Questa buona abitudine rende facilmente abbinabili i versamenti di contanti con le fatture incassate con la stessa modalità.

Si segnala infine che i limiti suddetti devono essere conteggiati come somma di tutti i conti correnti, per fare un esempio, in caso di prelievo di contanti di € 3000 su quattro conti correnti la somma mensile di € 10.000 verrà ovviamente superata (€ 12.000 totali).

Conclusioni

Non dobbiamo dimenticare che la fatturazione elettronica, sicuramente impegnativa per tutti i contribuenti (nonché per i commercialisti, soprattutto nei primi mesi di applicazione), permetterà di intercettare in tempo reale, e si spera di eliminare, comportamenti di frode e grave evasione. La lotta a tali comportamenti, che spesso integrano reati quali falsa fatturazione, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e simili, non può che essere accolta con favore da qualunque contribuente. Ricordiamo che questi fenomeni falsano gravemente la concorrenza e dirottano risorse dalle casse erariali che, in definitiva, rendono le tasse più alte per chi le paga.

Nei prossimi anni, quindi, l’amministrazione finanziaria verosimilmente si concentrerà nel mettere a frutto la complessa mole di informazioni derivante dalla fatturazione elettronica obbligatoria a livello nazionale. Prima, con tutta probabilità, concentrandosi sui suddetti fenomeni di grave evasione e successivamente utilizzando le informazioni statistiche per individuare i comportamenti evasivi in genere.

Come sempre però si spera che la maggiore responsabilità nei confronti della lotta all’evasione proceda in parallelo con il medesimo rigore e serietà anche nei confronti della spesa pubblica e di come questa viene investita e suddivisa e, ci si augura, ottimizzata in ottica di contenimento.

Per il settore dentale i controlli fiscali rappresentano di solito una preoccupazione più che rilevante, in alcuni casi in modo ingiustificato.

Tuttavia, è il caso di dirlo, è fondamentale difendersi fin da subito con grande determinazione e precisione, producendo tutti gli elementi a proprio favore affinché i controllori (o i giudici tributari) possano valutarli nel complesso. Nel caso in cui l’amministrazione finanziaria non consideri valide le giustificazioni del contribuente, quest’ultime dovranno essere contestate espressamente nell’avviso di accertamento e in caso di mancanza saranno un’arma a favore del contribuente in un eventuale contenzioso presso le commissioni tributarie (formate dai giudici tributari).

Per concludere segnaliamo, ancora una volta, l’importanza del dialogo attivo con il proprio commercialista, il tutto finalizzato a una gestione preventiva di eventuali comportamenti non corretti, dettati il più delle volte da semplice non curanza o non conoscenza. ●