MAU Mobilieri Associati UNIDI

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MAU Mobilieri Associati UNIDI

Era il 2011 quando mi venne presentato il MAU (Mobilieri Associati UNIDI), un gruppo di lavoro costituitosi all’interno dell’associazione dei produttori sotto il coordinamento dall’allora consigliera UNIDI Gianna Pamich, attuale presidente UNIDI, con il fine di sensibilizzare me ed il mercato odontoiatrico sui vantaggi di scegliere un mobile da complemento, progettato e realizzato in metallo specificamente per il settore odontoiatrico ed odontotecnico.

Uso le stesse identiche parole di allora di Gianna Pamich, più che mai attuali:

“I professionisti italiani del settore dentale sanno bene che sono i materiali e le attrezzature di qualità unitamente alla loro professionalità a dare le migliori garanzie ai propri clienti, siano questi pazienti piuttosto che odontoiatri. Attraverso il MAU, vogliamo sensibilizzarli sull’importanza di dedicare la stessa attenzione che dedicano alla scelta di un impianto o di un composito anche verso i mobili professionali che arredano lo studio o il laboratorio odontotecnico. Mobili che se non adeguatamente progettati e correttamente realizzati con materiali studiati per il settore sanitario ed odontoiatrico in particolare possono comportare rischi per la salute dei pazienti e degli operatori”.

Sono decenni che i nostri produttori di mobili del comparto realizzano gli arredi per gli studi odontoiatrici ed i laboratori odontotecnici secondo standard di qualità elevati, seguendo normative ben più restrittive in tema di sicurezza di quelle previste in Italia.

Nemo profeta in patria, e non lo dico tanto per l’amica Gianna Pamich, quanto per i nostri produttori di mobili che ricevono molte più soddisfazioni alle manifestazioni fieristiche all’estero che non in Italia. Lo dico senza tema di smentita perché ancora vedo i loro volti soddisfatti a Parigi, piuttosto che a Madrid o a Colonia, dove fanno incetta di ordini per quei mercati, visto che oramai esportano più del 60% della loro produzione.

Forse l’unica colpa dei nostri produttori di mobili è che producono troppo bene, visto che io riesco a fatica a togliere i mobili dagli studi in cui li ho installati per sostituirli almeno e solo dopo un ventennio, dato che dichiaro senza tema di smentita, forte della mia esperienza personale e certo di essere stato addirittura conservativo nell’arrotondamento temporale che ho largamente effettuato per difetto.

Eppure, anche se il mobile è rimasto funzionale, si vede ad occhio nudo che l’impatto visivo della linea non è più adeguato ai tempi o allo stesso riunito che, nel frattempo, è stato sostituito almeno un paio di volte.

E pensare che tutti noi sappiamo benissimo, esattamente come quando ognuno di noi varca la soglia di un’attività commerciale, che quando il paziente si reca all’interno di uno studio odontoiatrico si fa coinvolgere dai propri sensi e dalle percezioni che questi gli trasmettono.

Siamo finalmente alla tanto attesa fase 2 e non vediamo l’ora di ripartire con rinnovata energia per superare lo stress lasciatoci in eredità dalla pandemia clinica che, come un Giano bifronte, si presenta ora come pandemia economica, ma che ci sprona ad investire per superare il fenomeno dell’uguaglianza complessa.

Certo che se, in questo settore, penso al decreto liquidità come ad un mero prestito di finanziamento per pagare i debiti a breve, faccio bene a concludere che posso anche farne a meno. Sarebbe però un grave errore non vedere il decreto liquidità in chiave strategica, ovvero come una fonte innovativa per investire ad un tasso che non si troverà mai più da nessuna parte e con un piano di rientro impensabile, fosse anche solo per “svecchiare” mobili da studio o sale d’attesa improponibili, grazie al modo di ripensare allo studio odontoiatrico “DC”, che per noi non potrà più significare solo dopo Cristo, ma anche ed ahimè: “dopo Coronavirus”.