Post produzione si o post produzione no? Proviamo a fare chiarezza…

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Fig. 1 Immagine ritoccata per eliminare la decolorazione del composito e per correggere il margine incisale dell’incisivo centrale. Fig. 2 Immagine prima dell’operazione di fotoritocco.

La fotografia medicale e odontoiatrica nasce ben prima dell’epoca digitale.
Tutti coloro che, come il sottoscritto, hanno avuto il piacere e il privilegio “formativo” di lavorare con la fotografia analogica, quindi con la pellicola, sanno bene quanto sia importante ottenere una buona fotografia già in fase di scatto.

All’epoca della fotografia medicale analogica, specie nel mondo odontoiatrico, venivano impiegate le diapositive, un vero e proprio “negativo” con il quale era obbligatorio lavorare in modo preciso.

Con le diapositive non c’era margine per recuperare gli errori. A quei tempi, le figure che contribuivano alla riuscita di una buona immagine erano due; il fotografo e il tecnico del laboratorio, comunemente chiamato “stampatore”.  Il primo si occupava dello scatto e l’altro dello sviluppo della pellicola e della stampa.

Due ruoli ben distinti ma complementari nella ricerca di un risultato qualitativo.  In sostanza con il sistema analogico era tutto meno immediato e semplice di quanto lo è oggi. Per fare una fotografia era necessaria una buona conoscenza della tecnica e degli strumenti con i quali si realizzava la fotografia. Lo sviluppo inoltre aveva un ruolo molto rilevante. Nell’era digitale sembra che la fase di sviluppo sia un processo facoltativo, talvolta sconsigliato. Nulla di più sbagliato! 

Dagli albori del digitale, negli anni settanta, le aziende oltre che allo sviluppo dei prototipi di fotocamere digitali iniziarono a pensare allo sviluppo dei file digitali. Negli anni 90, diverse aziende tra la quali Kodak, Canon e Nikon iniziarono la commercializzazione delle prime fotocamere digitali dedicate al mondo professionale; proprio nel 1990 nacque la prima versione di Photoshop, il software ancor oggi di riferimento per coadiuvare l’attività dei fotografi. Dalla realizzazione delle prime fotocamere professionali a quelle di uso comune, per fotoamatori, passano una decina di anni.

Dal 2000 al 2003, parallelamente allo studio di fotocamere sempre più performanti, le aziende iniziarono a produrre e migliorare i software per lo sviluppo dei file digitali. 

Questa breve introduzione, in parte storica, dovrebbe farci comprendere che la fotografia digitale prevede uno sviluppo dell’immagine digitale grezza (RAW). Lo sviluppo del file digitale è una fase che con il tempo assume un ruolo di fondamentale importanza per ottenere la massima qualità dalle proprie immagini. Il fotografo digitale oggi deve assumere anche il ruolo di “sviluppatore” delle proprie immagini. Solo lui sa come devono essere realizzate e sviluppate. 

Nell’ambito fotografico medicale e odontoiatrico la fase di sviluppo è un passaggio da considerare obbligato. Se utilizziamo file RAW non si può prescindere da questa fase. 

In fase di sviluppo della fotografia digitale possiamo considerare lecite le seguenti fasi di modifica:

  • luminosità e contrasto
  • bilanciamento del bianco
  • stile foto
  • ottimizzazione dell’obiettivo digitale
  • gestione della nitidezza
  • proporzione ritaglio e dimensione dell’immagine.

Queste operazioni di elaborazione e sviluppo del file non devono essere considerate un illecito, al contrario sono fondamentali per sviluppare il file ed ottenere il massimo della qualità. Cosa significa post produzione dell’immagine digitale?

Con il termine “post produzione”, in italiano, si intende la traduzione (non propriamente corretta) dell’inglese “post processing”, ovvero “lavorazione successiva”.

Per spiegare meglio questo concetto possiamo dire che lo scatto digitale si compone di due momenti collegati tra loro ma, allo stesso modo, ben distinti. La fase di scatto, ovvero la raccolta dei dati della scena attraverso la lettura della luce realizzata dal sensore e la registrazione di questi dati all’interno di un file RAW.La fase di gestione ed elaborazione dei dati contenuti nel file RAW allo scopo di trasformarli nell’immagine fotografica desiderata. Nel caso della fotografia odontoiatrica nell’immagine che più si avvicina alla realtà rilevata in fase di scatto. 

 

Il file RAW è un’immagine?

Il file RAW, generato dalle fotocamere digitali, non è un’immagine ma è solo l’insieme dei dati letti dal sensore al momento della realizzazione dello scatto. Se proviamo a visualizzare i dati ricavati dal sensore, in modo lineare, ci rendiamo conto che non sarebbe possibile elaborare un’immagine. Ecco perché quella che viene definita post produzione è una fase di sviluppo del file “normale e necessaria”. Questa fase va intesa come lo sviluppo di un negativo digitale, il file RAW. 

Fig. 3 – Immagine sviluppata a destra e così come creata dalla fotocamera a sinistra (file RAW).

Il fotoritocco

Il fotoritocco, che in odontoiatria, sovente, viene confuso la post produzione, in realtà è il passo successivo allo sviluppo del file digitale. 

È bene chiarire subito che il fotoritocco, in ambito odontoiatrico, è una fase non contemplata nel flusso di lavoro delle immagini digitali di routine. Il fotoritocco comprende una serie di interventi che tendono a modificare sostanzialmente l’immagine rispetto alla realtà, ecco perché è una fase inutile nella realizzazione di una documentazione medico scientifica. Gli interventi di fotoritocco possono essere applicati in svariati modi e differenti software e sostanzialmente si possono brevemente riassumere in:

  • eliminazione e/o aggiunta di elementi oppure oggetti
  • modifica estremizzata dei parametri del colore
  • deformazione e modifica della forma di parti del soggetto o di elementi presenti nell’immagine.

Ovviamente eliminare i puntini di sporco del sensore della fotocamera, non fa parte delle operazioni di fotoritocco. Utilizzando il timbro clone è un’operazione che non comporta alcun dolo. Lo stesso discorso vale per l’eliminazione di un eventuale sostegno utilizzato per sospendere nel vuoto il nostro soggetto, ad esempio un dente naturale estratto oppure una corona, purché il soggetto non venga stravolto nella sua natura. È diverso invece se vogliamo allungare o ridurre il margine incisale di un dente oppure se ne modifichiamo la forma al fine di farlo apparire migliore, più di quanto possa esserlo in realtà.  Esiste un’etica che delimita il limite tra il lecito e l’illecito. Le immagini odontoiatriche dovrebbero sempre rappresentare la realtà a meno che non si desideri realizzare un’immagine artistica, ma quello è un altro discorso.