Andrea Vesalio e il suo contributo allo sviluppo dell’anatomia dentaria

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De Humani Corporis Fabrica libri Septem (immagine: it.wikipedia.org)
De Humani Corporis Fabrica libri Septem (immagine: it.wikipedia.org)

In campo medico, nel Rinascimento, assistiamo ad una nuova visione della malattia: essa non è più considerata un castigo di Dio o un mezzo di espiazione delle colpe, ma, come nell’Ellenismo, una perturbazione dell’armonia del corpo; in questo contesto lo studio ed il rifiorire della scienza anatomica divengono la base fondamentale del sapere medico.

Sulla scia di colui che è considerato il rifondatore dell’anatomia, Andrea Vesalio, (1514-1564) viene abbandonata la metodica medioevale del professore in cattedra che leggeva il testo galenico mentre un inserviente operava la dissezione; il professore impugna personalmente il coltello e mostra direttamente agli studenti l’anatomia del corpo umano.

Quasi tutti i grandi anatomici di quella che è considerata in modo unanime la stagione d’oro dello studio sistematico del corpo umano apporteranno contributi di fondamentale importanza nella descrizione minuziosa e scientifica di tutto l’apparato stomatognatico.

Come già sopra accennato, il caposcuola di questa concezione è Andreas Vesal, più noto come Andrea Vesalio (1514-1564). Nacque a Bruxelles da una famiglia di illustri medici; avendo deciso di proseguire nel solco della tradizione familiare si iscrisse alla facoltà medica di Parigi; ben presto però si trasferì a Padova, attratto dalla fama di quell’Università, dove si laureò nel 1537. Divenuto tosto professore di Anatomia, si adoperò con fervore alla dissezione anatomica, sconvolgendo i canoni galenici, dal momento che le sue osservazioni furono frutto di un diretto e continuo studio del corpo umano.

Nelle sue lezioni, frequentatissime, era solito sezionare personalmente il cadavere a scopo didattico e dimostrativo. Nel 1543 pubblicò l’opera De Humani Corporis Fabrica libri Septem, con la quale raggiunse fama e gloria, sfatando quanto Galeno aveva affermato erroneamente e attirandosi per questo molti nemici, depositari dell’ipse dixit che aveva permeato secoli di inesattezze negli studi e negli insegnamenti anatomici.

Trasferitosi presso la corte di Filippo II di Spagna, perì durante un viaggio che aveva intrapreso per recarsi in Terra Santa in un naufragio presso l’isola di Zante.

In campo odontoiatrico il Vesalio descrisse in modo molto particolareggiato le radici dei denti; stabilì che quelle dei canini sono le più lunghe, che gli incisivi centrali sono più grandi e più larghi dei laterali e che la loro radice è più lunga. Le radici del terzo molare sono più piccole di quelle degli altri due, mentre possono essere di numero superiore (quattro).

A proposito dell’ultimo molare affermò che non sempre è presente e che quando erompe avviene in età tardiva, “del giudizio”, con a volte dolori molto intensi. Poiché molti medici pensavano fosse giusto estrarli, Vesalio si oppose a questa metodica, affermando che è giusto, se mai, scarificare la gengiva per consentire una migliore riuscita dell’eruzione. Descrisse per primo la camera pulpare e la polpa, di cui ipotizzò la funzione nutritizia del dente; a tal proposito, nel frontespizio del capitolo dedicato ai denti, nel già citato volume De Humanis corporis fabrica, il Vesalio presenta quella che è da considerarsi la prima illustrazione in assoluto della camera pulpare contenente la polpa: si nota nel disegno di un molare sezionato.

In seguito affermò che quando esiste una perforazione a livello della corona, in seguito ad umori acidi o corrosivi essa potrebbe propagarsi sino alla radice.

Osservò che, in seguito ad avulsione, le pareti dell’alveolo tendono a riavvicinarsi.

Sfatò la concezione aristotelica che voleva un numero maggiore dei denti nell’uomo rispetto alla donna; afferma però che le radici dei denti dei bambini sono imperfette e midollose, e che sono una sorta di appendice senza importanza.

Stabilì per primo la nomenclatura dei denti così come la consideriamo al giorno d’oggi: incisivi (incisorii), canini (canini o kynodontes, denti di cane), e molari, comprendendo in essi anche i premolari (molares, maxillares). Il terzo molare venne chiamato dente del senno (dens sensus et sapientiae et intellectus). Descrisse il muscolo pterigoideo interno, stabilendone le funzioni.

Tuttavia il Vesalio, come del resto quasi tutti i grandi anatomici rinascimentali, si limitò allo studio della morfologia dell’apparato stomatognatico, non apportando contributi alla terapia ed alla clinica odontostomatologica.

Certamente però i suoi studi offriranno in seguito un notevole approccio allo studio del cavo orale, iniziando quello sviluppo della concezione odontoiatrica che troverà la sua prima affermazione con l’opera di Pierre Fauchard (1678-1761) due secoli più tardi.