Considerazioni storiche sullo studio delle ghiandole salivari e dei loro dotti

1808
ghiandole salivari

È interessante notare come nel Secolo XVII, essendosi rinnovata la concezione scientifica con l’introduzione del metodo sperimentale galileiano, si cercò di valutare su base sistematica tutto quanto si era precedentemente acquisito, sin dal secolo precedente, in campo anatomico al fine di tentare di spiegare il funzionamento di organi ed apparati.
Le correnti filosofico-scientifiche della Iatromeccanica e della Iatrochimica, seppure con concezioni differenti, tentarono di spiegare la fisiologia del corpo umano, tentando di inquadrarne i processi vitali; non è azzardato dire che gli esponenti di queste due scuole di pensiero contribuirono alla nascita della moderna ricerca medica di base.
Pochi furono gli sviluppi in campo odontostomatologico: come noto tale disciplina era ancora, da un punto di vista scientifico, a livello embrionale.
Tuttavia dobbiamo rimarcare che proprio nel Seicento si iniziò lo studio degli organi ghiandolari e dei loro prodotti, il che portò a delle scoperte interessantissime. Chiaramente non era secondario l’influsso della teoria “umoralista”, che sebbene in quel periodo iniziasse la sua parabola discendente, trovava tuttavia ancora accesi sostenitori.
È il caso dello studio della saliva e della sua genesi, argomento che aveva sempre affascinato i biologi, gli anatomici e gli scienziati; con la scoperta del microscopio, avvenuta nel XVII secolo, tutti gli organi vennero riconsiderati e riesaminati alla luce delle possibilità offerte dal nuovo strumento: dei vari tessuti si iniziò ad indagare la struttura più fine, la vascolarizzazione e l’innervazione.
Lo studio anatomico e fisiologico delle ghiandole presenti nel corpo umano trovò quindi la sua completa affermazione; fra le scoperte più importanti del secolo devono essere annoverate quelle dei dotti escretori delle ghiandole salivari.
Sicuramente il più grosso contributo allo studio della saliva e delle ghiandole salivari venne dato dagli anatomici Thomas Wharton (1614-1673), Niels Stensen, (1638-1686), Augustus Rivinus (1652-1723) e Caspar Bartholin (1655-1738).
Thomas Wharton scoprì nel 1656 il dotto escretore della ghiandola sottomandibolare, la cui descrizione si trova nel primo trattato completo mai scritto sul sistema ghiandolare umano: "Adenographia: sive glandularum totius corporis descriptio" (1656).
Compì inoltre studi sulla fisiologia salivare e sulla funzione che la saliva ha nel processo digestivo.
Niels Stensen, maggiormente noto come Stenone, fu sicuramente colui che nel Seicento diede i contributi maggiori nell’ambito dello studio della salivazione. Nato a Copenaghen nel 1638, si iscrisse nel 1656 all’Università della sua città natale, dove, fra gli altri, ebbe come maestro Thomas Bartholin (1616-1680), che lo indirizzò allo studio ed alla ricerca anatomica.
Successivamente si recò ad Amsterdam per perfezionarsi con Gerard Blaes; proprio in questa città scoprì, nel 1660, il dotto escretore della ghiandola parotide. Lo stesso Blaes rivendicò la scoperta, sostenendo che Stenone aveva sfruttato i risultati di alcune sue precedenti ricerche.
Lo Stenone, allora, pubblicò l’opera Disputatio anatomica de glandulae oris (1661), dove affermò vigorosamente i suoi meriti, che erano già stati messi bene in evidenza in una lettera scritta al suo primo maestro, Thomas Bartholin:
“....Tanto ebbi favorevole la fortuna, che in una testa di pecora, da me comprata, che io sezionavo da solo, il 7 aprile scopersi il condotto, da nessun ch’io sappia descritto. Allontanati i tegumenti volevo fare la sezione del cervello quando mi viene in mente di esaminare i vasi vaganti per la faccia. Pertanto, a tal fine, esplorando col ferro la via delle vene e delle arterie, osservo che la punta, non più costretta fra le anguste membrane, vagava più liberamente in una cavità ampia; e tosto inoltrando di forza il ferro sento sonare i denti” (“Epistola Thomaso Bartholino”, 1660).
Proseguendo poi nei suoi studi, si dedicò alle osservazioni sul sistema linfatico e ghiandolare, riuscendo a definire la differenza fra la funzione delle ghiandole e quella dei linfonodi e scoprendo numerose ghiandole, tra cui quelle situate nelle guance, nel palato e nella mucosa nasale.
Grazie a queste ricerche, lo Stenone riuscì a stabilire che la saliva non derivava dal “succo nerveo”, come Thomas Wharton (1614-1673) (lo scopritore del dotto della ghiandola sottomandibolare) aveva stabilito, ma era in realtà un prodotto del sangue, che nel suo moto circolare da un lato giunge tramite l’arteria alla ghiandola e successivamente, per mezzo della vena, ne defluisce.
L’anatomico tedesco Augustus Rivinus descrisse, nel 1678, i 15-20 condotti escretori della ghiandola sottolinguale, mentre Caspar Bartholin, noto come Bartolino, individuò nel 1684 il dotto escretore principale della ghiandola sottolinguale, ben descritto nell’opera De Ductu saliva.
Il metodo sperimentale, già inaugurato e proposto da Galileo Galilei, ebbe quindi, grazie a questi Autori, anche in campo medico le prime affermazioni. ●