rassegna bibliografica

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Rapid Osseointegration of Titanium Implant With Innovative Nanoporous Surface Modification: Animal Model and Clinical Trial

Huang MS, Chen LK, Ou KL, Cheng HY, Wang CS
Implant Dentistry 2015 Aug; 24(4): 441–7

La SLAffinity è una topografia di superficie ibrida costituita da micropits e strati nanoporosi di ossido di titanio (TiO2) ottenuti mediante una ossidazione elettrochimica al fine di simulare micro-ambiente osseo naturale. Lo scopo di questo studio è stato quello di esaminare, in un modello animale, il rate di osteointegrazione e di indagare ulteriormente, in uno studio clinico, la stabilità degli impianti con superficie SLAffinity.
Sono stati selezionati 12 maialini nani (minipigs). In ogni minipig sono stati inseriti 2 impianti in zona canino-premolare inferiore con stessa forma (macrostruttura) ma con superfici differenti. Nello studio clinico, sono stati inclusi 25 pazienti. Ogni paziente ha ricevuto un impianto SLAffinity trattato nell’arcata inferiore posteriore. Sono state effettuate analisi della frequenza di risonanza al termine dell’inserimento.
Dopo una settimana e dopo 12 settimane dall’inserimento dell’impianto sono state valutate le analisi TC (tomografia computerizzata). I risultati hanno evidenziato che il trattamento di superficie ha influenzato il contatto osso-impianto (BIC) in modo significativo. Nello studio su animali, dopo 3 settimane il confronto tra i bone to implant contact (BIC) ha dimostrato che gli impianti SLAffinity trattati davano valori significativamente più elevati rispetto a impianti con superficie machined. Così come su modello umano, gli impianti SLAffinity hanno mostrato un successo clinico dopo 12 mesi, ed una adeguata integrazione essendo pronti per il restauro protesico.
In conclusione, l’effetto dei trattamenti SLAffinity migliora l’osteointegrazione in modo significativo, soprattutto nelle prime fasi di guarigione ossea. La sperimentazione clinica, inoltre, garantisce che il trattamento SLAffinity sia una alternativa affidabile alle attuali lavorazioni superficiali del titanio. ●

 

Medium- and Long-Term Complications in Full-Arch Rehabilitations Supported by Upright and Tilted Implants

Francetti L, Corbella S, Taschieri S, Cavalli N, Del Fabbro M
Clinical Implant Dentistry and Related Research 2015 Aug; 17(4): 758–64

Lo scopo di questo studio retrospettivo è stato di presentare l’incidenza di complicanze biologiche e tecniche in pazienti trattati con riabilitazioni protesiche complete (full-arch) supportate da impianti a carico immediato.
Sono stati esaminati i dati clinici di tutti i pazienti trattati con full-arch e riabilitazioni a carico immediato supportati da una combinazione di impianti diritti ed inclinati. Sono stati registrati e analizzati i dati sulle complicanze tecniche e biologiche (come mucositi e peri-implantiti), loro insorgenza e frequenza. Sono stati inclusi in questo studio 86 pazienti (95 riabilitazioni protesiche), di cui 61 riabilitazioni mandibolari e 34 mascellari, tutte a carico immediato dopo un tempo minimo di 8 fino ad un massimo di 48 ore dall’intervento chirurgico. Il periodo di follow-up variava da 16,3 a 112 mesi di funzione con una media 65,36 mesi.
Le complicanze biologiche più comuni erano legate all’igiene (n. = 81; 30,2% dei pazienti presentavano mucosite peri-implantari e 10,4% perimplantiti). Tra tutte le complicanze protesiche, il distacco di un elemento della protesi definitiva è stato l’evento più frequente (n. = 20; 23,2% dei pazienti). Il numero totale di complicanze protesiche è stato evidenziato in 42 casi. La maggior parte delle complicanze erano reversibili e non hanno interessato il tasso di sopravvivenza dell’impianto o della protesi.
In conclusione, nei pazienti ben trattati, il verificarsi di complicazioni tecniche/cliniche e biologiche in riabilitazioni full-arch sorrette da una combinazione di impianti inclinati e verticali nel medio-lungo termine è inferiore a quello precedentemente riportato dalla letteratura. Ulteriori studi sono necessari per confermare questo risultato. ●

Letter to the Editor, “Multiscale Analyses of the Bone-implant Interface”

Albogha MH
Journal of Dental Research Online
First articles for the period 26 August 2015
to 27 August 2015

Nel 2015 Cha e collaboratori hanno messo in relazione le variazioni di osso periimplantare con il torque di inserimento rispetto alle linee di forza utilizzate intorno agli impianti, concludendo che impianti posizionati con elevato torque di inserimento mostravano percentuali di fallimento maggiori poiché, a seguito di una grande energia di inserimento implantare sviluppata, questa potrebbe essere correlata ad un aumento dei micro-danni ossei che si verificano intorno alla fixture implantare dopo il suo inserimento chirurgico, con un conseguente esteso rimodellamento dell’osso periimplantare. Questa conclusione potrebbe non essere precisa, a causa dei seguenti possibili limiti in riferimento alla ricerca effettuata:

  • la valutazione delle micro-lesioni appare soggettiva, poiché i parametri di quantificazione adottati risultano ambigui in relazione al torque di inserimento. Certamente la ricerca avrebbe beneficiato di uno studio di quantificazione dei micro-danni della struttura ossea come ad esempio nel lavoro di Wang ed altri del 2014;
  • le impostazioni tecniche dell’analisi agli elementi finiti, utilizzati per prevedere le linee di forza entro l’osso ed intorno all’impianto, non erano chiaramente descritte, soprattutto in relazione al carico applicato. Infatti qualora il carico fosse assiale nel modello considerato, le linee di forza previste sarebbero state diverse da quelle generate al momento dell’intervento chirurgico, a seguito della pressione esercitata dall’impianto sulle pareti dell’osteotomia mentre la fixture veniva inserita all’interno dell’osso.
  • sarebbe stato utile un parametro istomorfometrico del tessuto osseo, che definisce la quantità disponibile di tessuto osseo intorno all’impianto e che fornirebbe importanti informazioni circa la stabilità dell’impianto (Tabassum et al. 2014).

Gli autori hanno sostenuto che una quota di osso neoformato era evidenziabile nei campioni di impianti inseriti con bassa coppia di torque, ma non era chiaro se si trattasse di un significativo aumento della compagine ossea totale disponibile. Inoltre, il volume osseo non è stato misurato in diversi momenti durante la sperimentazione.
Non esistono potenziali conflitti di interesse rispetto alla paternità e/o alla pubblicazione di questo articolo da parte degli autori. ●

Response to Letter to the Editor “Multiscale Analyses of the Bone-implant Interface”

Helms JA, Brunski JB
Journal of Dental Research Online
First articles for the period 26 August 2015
to 27 August 2015

Il fallimento di un impianto rappresenta l’evento terminale di un processo che può avere un’eziologia estremamente complessa. Pertanto, vi è stata grande attenzione su questo tema, al fine di limitare le nostre conclusioni a ciò che i dati hanno dimostrato in risposta alla lettera all’editore: vale a dire che, confrontando un torque alta coppia di inserimento implantare (IT), rispetto ad una bassa coppia di torque (IT) creerebbe una alta tensione tra l’interfaccia osso-fixture capace di indurre una maggiore morte degli osteoblasti, un aumento dell’attività degli osteoclasti ed una minore formazione di nuovo osso intorno all’impianto. Sia Cha nel 2015 che Wang nel 2014 riconoscono nei loro lavori scientifici limiti inerenti la quantificazione delle microlesioni all’interno dell’osso. Infatti come affermato da Wang: “Il limite di questo studio è stato quello di valutare il complesso delle microlesioni ossee come danno diffuso. Ciò nonostante, riteniamo che il messaggio del nostro studio sia chiaro: un alto torque di inserimento IT sarebbe direttamente correlato con evidenza istologica di microlesioni ossee. I nostri modelli ad elementi finiti non hanno comportato carico assiale; piuttosto, tutti sono stati formulati definendo il movimento radiale delle filettature della fixture all’interno dell’osso in base alle diverse condizioni. A causa dello spazio limitato, abbiamo tracciato le principali grandezze di deformazione ossea in funzione della distanza dall’osteotomia. Abbiamo ritenuto che queste deformazioni fossero riferite con precisione al punto in cui si evidenziavano maggiormente le linee di forza assiali a livello della interfaccia più vicina alla superficie dell’impianto ed in queste aree vi era la massima compressione, mentre tali forze si riducevano in presenza di forze radiali e con l’aumentare della distanza dalla fixture”. Infine, nel 2014 Tabassum su modello animale (capra) ha valutato la quantità di osso intorno ad un impianto dopo 3 settimane dal posizionamento dell’impianto (prima quindi che avvenga l’osteointegrazione), mentre il nostro studio è stato focalizzato sulla risposta cellulare e sui risultati molecolari legati al torque di inserimento IT con diversi timing di analisi dopo il posizionamento dell’impianto. Nonostante le differenze radicali nel disegno dello studio, entrambe le ricerche hanno raggiunto la stessa conclusione: ovvero un basso torque di inserimento della fixture implantare creerebbe un ambiente favorevole per la formazione di osso intorno all’impianto. ●

A cura di: Filiberto Mastrangelo