Dichiarazione redditi 2018: ecco che cosa si può “scaricare”

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dichiarazione redditi

Come ogni anno il periodo estivo coincide con quello in cui si definiscono “i conti” col fisco: nel mese di luglio infatti scadono i due termini per il pagamento delle “tasse” relative al 2017 e dei primi anticipi per l’anno 2018.

Quest’anno, però, non aspettiamoci proroghe all’ultimo per i ritardatari: già dallo scorso anno infatti il tax day (ossia l’ultimo giorno entro cui pagare le imposte) è stato spostato al 2 luglio (il 30 giugno infatti è sabato) o 20 agosto con una piccola maggiorazione a titolo di interessi dello 0,4%.

Sebbene anche il 2017 sia stato un anno ricco di novità dal punto di vista fiscale, queste non hanno avuto impatti particolarmente rilevanti sulla dichiarazione dei redditi: pertanto, la modalità di compilazione e le voci da inserire sono abbastanza simili a quelle inserite nella dichiarazione dello scorso anno.

I bonus fiscali di maggior interesse (ad esempio quelli relativi agli immobili) sono stati confermati così come i principali limiti alle deduzioni e detrazioni.

Anche se ormai la media degli odontoiatri è tornata sui livelli di redditività e di utili degli anni pre-crisi (in alcuni casi anche superati), permane ancora saltuariamente il problema di reperire i fondi necessari per far fronte alle imposte.

Sono quindi da leggersi positivamente i bassissimi tassi di interesse per le rateizzazioni col fisco e i risibili importi delle sanzioni per regolarizzare pagamenti effettuati oltre scadenza (il c.d. ravvedimento operoso).

Sicuramente, però, per non andare in crisi di liquidità soprattutto con il meccanismo “diabolico” dei saldi e degli acconti, gioca un ruolo fondamentale la pianificazione fiscale da fare con il proprio commercialista: se si è svolta una buona e costante programmazione, soprattutto nei mesi finali del 2017, non dovrebbero esserci brutte sorprese.

Oltre alla pianificazione fiscale, a nostro avviso, è opportuno comprendere il meccanismo di determinazione del reddito su cui pagare le imposte, per capire appieno da cosa deriva il quantum delle “tasse” da pagare. Per fare ciò, è quindi necessario conoscere quali sono gli oneri deducibili e detraibili (detto in altre parole, le spese “scaricabili”), anche se non collegati con l’attività odontoiatrica.

Questo articolo, come nelle passate edizioni, non vuole però trasmettere informazioni tecniche in ambito fiscale; l’obiettivo è piuttosto cercare di fornire una formazione di base su temi di elevato impatto sulle “tasche” dell’odontoiatra, con il consueto taglio operativo.

Si cercherà quindi di fare chiarezza anche con esempi numerici su come si calcolano le imposte da pagare e quali siano le spese o gli oneri che legittimamente possono ridurre il proprio reddito fiscale.

Come si conteggiano le “tasse”?

Prima di entrare nel vivo del “problema”, serve a nostro parere un breve riassunto della modalità di conteggio delle imposte.

Comprendere questa procedura, per quanto tecnica, è essenziale per capire appieno quanto possano incidere positivamente determinati oneri in termini di risparmio d’imposta con conseguenti minori imposte.

In sintesi, tralasciando volutamente particolari regimi contabili agevolati (ad esempio regime dei minimi e regime forfettario), il processo è riportato in tabella 1.

dichiarazione dei redditi 2018
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Definiamo ora alcuni concetti tecnici necessari quali: reddito complessivo, oneri deducibili, oneri detraibili, aliquota % d’imposta.

Cos’è il reddito complessivo?

Il reddito complessivo è la somma di tutti i redditi percepiti nell’anno dall’odontoiatra. I vari redditi sono suddivisi in “categorie” e le principali d’interesse per il mondo odontoiatrico sono:

  1. i redditi fondiari ossia, in sintesi, i redditi generati da terreni o immobili affittati (concessi in locazione).
    Viene tassato il canone di affitto (locazione) ridotto in misura forfettaria, salvo che non si sia optato per il regime della “cedolare secca”, forma di tassazione con percentuali fisse particolarmente conveniente per chi possiede redditi elevati;
  2. i redditi da lavoro dipendente: in alcuni casi gli odontoiatri, oltre a lavorare presso proprio studio o come consulenti presso colleghi, svolgono anche attività all’interno di strutture pubbliche o private in cui vengono assunti come lavoratori dipendenti o assimilati.Il reddito che si ottiene da queste attività (in cui rientrano anche eventuali pensioni), è già parzialmente tassato nelle “buste paga” con il meccanismo delle ritenute (anche dette “trattenute fiscali”) ma dovrà comunque essere dichiarato al fisco e sarà sommato
    agli altri redditi percepiti;
  3. i redditi da lavoro autonomo: questa è la categoria principale per gli odontoiatri. Indipendentemente dal fatto che l’attività professionale sia svolta individualmente o con uno studio associato, il reddito da lavoro autonomo è formato dalla differenza tra gli incassi o compensi percepiti per lo svolgimento della propria attività e le spese a quest’ultima inerenti pagate nell’anno.In questa categoria vi sono anche gli introiti dall’attività di collaborazione (in gergo odontoiatrico “consulenza”) presso altri studi fatturati con la partita IVA;
  4. i redditi da capitale e i redditi diversi (categoria residuale): queste due tipologie, per la maggior parte degli odontoiatri, sono da considerarsi residuali.I redditi da capitale sono generalmente gli utili derivanti dagli investimenti in società di capitali (S.r.l., S.p.A., etc.) come, ad esempio, i dividendi (gli utili prodotti dalla società e distribuiti ai soci).

    Nei redditi diversi invece rientrano, ad esempio, i diritti d’autore, per l’utilizzazione economica delle opere d’ingegno (come, ad esempio, le pubblicazioni), i redditi per attività svolte occasionalmente e le plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili (non adibiti ad abitazione principale) acquistati da meno di cinque anni;

  5. i redditi esteri: tutte le tipologie reddituali appena analizzate valgono anche se prodotte fuori dall’Italia.Si avranno redditi da tassare anche in caso di “affitti” (locazioni) di immobili ubicati fuori dall’Italia o per eventuali investimenti finanziari effettuati tramite soggetti esteri (banche, società di gestione del risparmio, etc.).

Gli oneri deducibili

Questi consistono in spese che riducono direttamente il reddito complessivo (somma delle varie categorie di reddito) ma non sono relativi all’attività odontoiatrica: sono infatti collegati alla singola persona ed eventualmente alla sua famiglia.
I principali sono:

  • i contributi versati durante l’anno all’Enpam (o ad altra cassa di previdenza obbligatoria);
  • i contributi versati durante l’anno a forme pensionistiche complementari ed individuali come, ad esempio, il fondo pensione integrativo, entro il limite di € 5.164,57;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali a carico del datore di lavoro pagati a colf, baby sitter, assistenti delle persone anziane, etc., nel limite di € 1.549,37;
  • i contributi versati ai fondi integrativi al Servizio sanitario nazionale nel limite di € 3.615,20;
  • le deduzioni per i familiari a carico e per la prima casa;
  • gli assegni periodici corrisposti all’ex coniuge (non sono incluse le somme destinate al mantenimento dei figli) in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio per effetto di un decreto del giudice;
  • le erogazioni liberali a onlus, enti universitari di ricerca, istituzioni religiose etc;
  • le spese per l’acquisto o la costruzione di abitazioni date in locazione con una serie di limitazioni e particolarità (da valutare con il proprio commercialista);
  • gli investimenti nelle start-up innovative o nelle PMI innovative, anche in questo caso con una serie di limitazioni e particolarità (da valutare con il proprio commercialista).

Le aliquote % d’imposta

Sottratti gli oneri deducibili dal reddito complessivo (formato dalla somma delle varie categorie di reddito) si ottiene il reddito netto. Questo sarà tassato ai fini I.R.Pe.F. (acronimo di Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) con le seguenti aliquote % d’imposta:

  • per la quota di reddito non superiore a 15.000 € = 23%
  • per la quota di reddito compresa tra 15.000 € e 28.000 € = 27%
  • per la quota di reddito compresa tra 28.000 € e 55.000 € = 38%
  • per la quota di reddito compresa tra 55.000 € e 75.000 € = 41%
  • per la quota di reddito eccedente 75.000 € = 43%

Con un meccanismo progressivo, applicando alle parti di reddito che rientrano nelle singole fasce le specifiche aliquote (percentuali), si otterrà l’imposta lorda.

Gli oneri detraibili

Queste spese invece vengono direttamente sottratte (detratte) dall’imposta lorda, che si ottiene come detto applicando le aliquote di imposta appena viste al reddito netto (vedasi il processo di cui al paragrafo precedente). I principali oneri sono suddivisi in tre grandi “categorie”:

  1. gli oneri detraibili al 19%: in questa categoria vi rientrano:
    • le spese sanitarie per prestazioni specialistiche, per prestazioni chirurgiche, per analisi, per l’acquisto di medicinali, etc., anche sostenute per familiari “a carico”, al netto di una franchigia di 129,11 €;
    • i premi pagati per le assicurazioni sulla vita, contro il rischio di morte ed l’invalidità permanente, nel limite di € 530;
    • gli interessi passivi derivanti da mutui contratti per l’acquisizione dell’abitazione principale (dimora abituale) nel limite di € 4.000,00;
    • le spese di intermediazione immobiliare finalizzate all’acquisto dell’abitazione principale nel limite di 1.000 €;
    • le spese per gli asili nido (pubblici o privati) nel limite di € 632,00 per ogni figlio iscritto;
    • le spese per frequenza scolastica (sia in scuole pubbliche che private) nel limite di € 717 per ogni figlio; in questa categoria rientrano sia le scuole per l’infanzia (i c.d. “asili”), sia le scuole primarie (le c.d. “scuole elementari”), sia le scuole secondarie di primo grado (le c.d. “scuole medie”) e di secondo grado (le c.d. “scuole superiori”);
    • le spese di istruzione universitaria presso università o istituti italiani o stranieri, anche se relative a familiari a carico;
    • le spese per l’attività sportiva praticata dai ragazzi di età compresa tra i 5 e i 18 anni nel limite di 210 € per ogni soggetto;
    • le spese veterinarie nel limite di € 387,34 sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 €;
    • le spese funebri sostenute nel limite di € 1.550,00.
  2. Gli oneri detraibili al 50% (in 10 anni): in questa tipologia rientrano tutte quelle spese di manutenzione straordinaria delle singole unità abitative e le spese di manutenzione ordinaria o straordinaria per le parti comuni degli edifici residenziali. Il tutto, però, a condizione che venga seguita una particolare procedura: è quindi opportuno confrontarsi con il proprio Commercialista.Il limite di spesa è di € 96.000 per ogni singola unità abitativa. Rientrano inoltre in tale tipologia le spese sostenute per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (con determinate caratteristiche) finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione (c.d. “bonus arredamento”).

    La detrazione, pari al 50% delle spese sostenute, presenta un limite massimo di 10.000 euro di spesa agevolabile. Anche in questo caso è necessario seguire un’apposita procedura burocratica per fruire dell’agevolazione.

  3. Gli oneri detraibili al 65% (in 10 anni): in questa categoria rientrano invece (pur con alcune limitazioni) le spese sostenute per interventi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti, per gli interventi sull’involucro degli edifici, per l’installazione di pannelli solari e la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale. I limiti quantitativi della detrazione variano a seconda dell’intervento, ed è necessario, anche in questo caso, seguire un’apposita procedura burocratica (sulla quale è nuovamente opportuno confrontarsi con il proprio commercialista).
Tab. 2

Esempio pratico (tabella 2)

Vista la complessità del tema, riportiamo ora un esempio numerico ipotizzato sulla posizione di un odontoiatra con:

  • prima casa di proprietà
  • figli a carico
  • reddito derivante da attività ospedaliera
  • reddito derivante da attività professionale
  • pagamento nell’anno di contributi previdenziali all’Enpam ed ad un fondo pensione integrativo
  • pagamento nell’anno di spese sanitarie
  • pagamento nell’anno di spese per l’istruzione dei figli a carico
  • pagamento nell’anno di premi per assicurazioni vita
  • pagamento nell’anno di spese veterinarie.

Conclusioni

La modalità di calcolo delle imposte è sicuramente un processo complesso e articolato per i “non addetti ai lavori” ma, purtroppo, questo ha effetti spesso pesanti sulle “tasche” del professionista.

Abbiamo pertanto voluto evidenziare quali siano le spese che permettono di ottenere notevoli e legittimi risparmi d’imposta, nel pieno rispetto delle norme tributarie. Sapere, quindi, quali siano gli oneri deducibili e detraibili con i loro limiti fiscali e dei meccanismi di deduzione e detrazione, assume grande rilevanza per cercare di diminuire il più possibile gli esborsi per le imposte.

È pertanto fondamentale per l’odontoiatra instaurare una stretta collaborazione con il proprio commercialista, sia per avere chiarimenti ulteriori su cosa si possa dedurre o detrarre (abbiamo infatti per dovere di sintesi trattato le principali deduzioni e detrazioni), sia per avere un pre-conteggio o una simulazione delle imposte da corrispondere al Fisco.

Questo processo, poi, è ancora più utile per l’odontoiatra che, nel corso dell’anno ma soprattutto nei mesi autunnali precedenti alla chiusura dell’anno fiscale, ha svolto il monitoraggio e la pianificazione sulla base delle situazioni economico-fiscali infrannuali.